Maya
The Prophecy is Broken

Questo lavoro dei Maya – quartetto italiano, composto da Daniele Chierichetti (tastiere), Alessandro Quadrelli (basso), Alex Mognoni (chitarre) e Marco Petocchi (batteria) – è una delle migliori uscite, in assoluto, del 2015. Siamo al cospetto di un sontuoso hard prog, metallizzato e tastieristico, senza alcuna caduta, di grande intensità emozionale, al servizio della quale si pone una sicurezza tecnica davvero ragguardevole. I rintocchi dark e le scale minori dell’opener Kukulkan, screziate dalla bella melodia del refrain, cedono il passo a Spirit, dalla superba introduzione pianistica. Treasure World è una magnifica cavalcata pomp metal, mentre la title-track si segnala per la sua maestosità, sinuosa e elegante. I suoni di synth che aprono Fight vanno dritti al cuore e ci fanno conoscere l’anima power-sinfonica dei Maya. Ancora una volta, ogni singolo strumento lavora per il gruppo, perfettamente bilanciato. Pare essere equilibrio, compositivo ed esecutivo, la parola magica di questo disco. Molto importante in proposito la collaborazione con Alessandro Del Vecchio, autentico nume titolare della scena AOR (non solo più nazionale), che ha registrato, missato e masterizzato The Prophecy, presso gli Ivory Tears and Music Studios. Ne è venuto un lavoro di autentica perfezione nel sound, con un muro di tastiere impegnate in continui dialoghi con la chitarra. Bellissimo infine il nome scelto, ed eccellente quanto assai suggestiva la copertina: testimonianza grafica dell’amore verso una saggezza perduta e gli epici trascorsi del passato, perfettamente in linea con il prog-metal intarsiato di AOR dei Maya.