MAYA

– CIAO E GRAZIE PER QUEST’INTERVISTA. COMINCEREI SUBITO PRESENTANDO LA BAND: DA CHI È NATA L’IDEA E COME SIETE ARRIVATI ALL’ATTUALE FORMAZIONE?

(Alessandro Quadrelli) Nell’autunno 2011 Alex Mognoni (guitar)  avendo già “in pentola” diversi riff da lui scritti, decide di concretizzare il tutto formando una propria band.

Già diversi anni prima insieme a Mirco Petocchi (drums) e a me,  Alex militava negli HOLY GATES (band heavy) con la quale vennero alla luce diversi brani inediti sul genere.

La nostalgia di quel progetto passato rimasto incompleto, il richiamo alle origini e il desiderio di  finalizzare qualcosa di veramente serio suggeriscono ad Alex di riunirsi a suoi ex soci sotto un’ altra veste.

Nascono così i MAYA.
Dopo breve tempo entra in formazione Daniele Chierichetti, giovane talentoso e promettente tastierista, proveniente da sonorità più atmosferiche e capace di “avvolgere” in modo tanto sublime quanto virtuoso, l’intero composto. Grazie alle idee innovative di Daniele, i riff, che ancora erano a livello di bozza, prendono colore e vivacità ed a sua volta inizia a proporre il proprio stile nelle nuove composizioni. Per diversi mesi la formazione rimane principalmente strumentale, una condizione ideale per scrivere i riff, le strutture e i soli di base.

Le ricerche di una voce che potesse sposarsi bene con le composizioni fatte e che potesse dare valore aggiunto alle parti focalizzano l’ attenzione iniziale verso una “female voice” dopodiché ci si convince su una classica voce maschile che potesse essere tendenzialmente più aggressiva e graffiante, probabilmente più adatta alle sonorità dei pezzi.

A tal proposito, inizialmente entra in formazione Daniele Abate “Abba” (Nightglow) il quale scrive la maggior parte dei testi del concept ma, successivamente, per diversi motivi, le strade si dividono.

Nell’attesa di trovare l’elemento definitivo alla voce, il quartetto decide comunque di mettere “nero su bianco” i pezzi entrando così in studio di registrazione da Alessandro Del Vecchio, il quale propone la collaborazione esterna di Marco Sivo nella qualità di cantante session man.

Le indiscusse esperienze di Alessandro Del Vecchio e di Marco Sivo sono fondamentali per rivedere, correggere, arricchire e dare il “giusto vestito” a tutte le parti: strutture, melodie, linee vocali ecc.. riuscendo a conciliare anche i gusti e l’indirizzo compositivo della band.

A Gennaio 2014 i Maya entrano in studio e danno alla luce “The Prophecy is Broken”.

Solo successivamente entra in formazione Amerigo Vitiello quale cantante ufficiale della band che oltre a saper ben interpretare le linee vocali scritte da Marco in fase di registrazione, riesce a dar una propria personalità ed espressività alle stesse.

Attualmente la band sta già guardando al prossimo lavoro, parecchie idee e parecchi spunti son già in fase di lavorazione.

– COME MAI NEL VOSTRO MONIKER AVETE FATTO RIFERIMENTO AI MAYA?

(Alex Mognoni) L’ idea di impostare un discorso sulla civiltà Maya, mi è nata nel lontano 2010, dopo che un articolo dedicato alla profezia che si sarebbe dovuta avverare nel 2012,  mi affascinò al tal punto da utilizzare il nome Maya come titolo del progetto e trasformare in musica quello che sembrava una tematica non solo affascinante ma anche attuale.     

Quindi, prima di tutto il discorso musicale, mi era ben chiare le tematiche, tanto da dedicare più di un mese alla creazione e stilizzazione del logo per la band.

– IL VOSTRO ALBUM DI DEBUTTO S’INTITOLA “THE PROPHECY IS BROKEN”: ANCHE IN QUESTO ALLUDETE ALLE PROFEZIE DEI MAYA E COSA AVETE VOLUTO ESPRIMERE DI FATTO ATTRAVERSO QUESTO TITOLO?

(Daniele Chierichetti) Abbiamo voluto riproporre un tema, quale la profezia dei Maya, come tema portante dei brani, l’idea base era quella di realizzare un concept album, con questo argomento portante.

Per rendere più originale la parte letterale dell’album, sono state introdotte delle varianti di fantasia, quali una battaglia per la sopravvivenza della razza umana a discapito di una popolazione extra terrestre.

L’album si apre con “Kukulkan”, che parla della profezia Maya e prende spunto da una divinità classica. Nel nostro album, questa “divinità”, è vista come tale dagli umani, che lo riconoscono e adorano come essere superiore e con poteri soprannaturali. Nel corso dell’album si scoprirà che la “divinità” non è unica nel suo genere.

Nel corso dei brani (“Spirit” e “Treasure World”), viene raccontato il periodo illusorio, in cui le persone credono, appunto in queste “divinità”.

Col susseguirsi del tempo, e quindi dei brani, questa realtà finta, si interrompe, la profezia si sgretola, e da qui, non a caso “The Prophecy Is Broken”, e via via passando per “Fight” e “Strangers”, la battaglia contro gli stranieri invasori.

“The Chosen Ones”, è la fase finale della battaglia, in cui appunto “i prescelti”, gli invasori che si credono tali, per voler ridare vita al pianeta, portano a compimento la loro missione, e abbandonano il pianeta.

Il Disco giunge verso la fine con la grinta di “The Day After”, dove gli “stranieri”, vivono il giorno successivo alla battaglia finale, raccontando come il tutto si è concluso e il futuro del pianeta.

Deja Vu, chiude l’album con una suite, vista da una prospettiva differente dal resto dell’album, ci si distacca dal tema proposto fino ad ora, ma non completamente, è ispirato da un altro punto di vista della battaglia finale, in cui un uomo, perde la persona amata, e con la poca forza rimasta in corpo, ricorda la sua vita e i momenti passati assieme, fino a spegnersi accanto a lei e rimanere assieme per sempre.

– QUALI SONO LE VOSTRE PRINCIPALI INFLUENZE?

(Alessandro Quadrelli) Il fatto che sia io che Mirco che Alex suonassimo negli HOLY GATES tanti anni fa, ha costituito una base di matrice heavy, cresciuti a “PANE e SAVATAGE, ICED EARTH, NEVERMORE e SYMPHONY X”.

Rispetto ad allora infatti (che eravamo anche molto più giovani e inesperti) il background culturale di ognuno si è ampliato. Io per esempio ho apprezzato ed approfondito anche altri generi quali AOR (Survivor, Foreigner, Journey…), l’ hard rock, il blues il soul e i grandi degli anni 70…

Anche le esperienze personali si sono moltiplicate e diversificate e tutto questo ha contribuito a caratterizzare un groove variegato, deciso e roccioso.

(Alex Mognoni) Infatti, dopo l’ esperienza Holy Gates, ho percorso un periodo, diciamo pure sabbatico, con bands Rock/Blues. Questo ha contribuito notevolmente a creare nuovi stimoli e aprire nuovi orizzonti, tanto da stravolgere ed arricchire il mio approccio alla creazione dei soli; guadagnando sia in espressività che in melodia. Infatti, ogni singolo solo non risulta mai uguale all’ altro, questo perché mi faccio sempre trasportare dalla canzone in se stessa e non pensando che quello è il punto per l’ ennesimo “sfogo chitarristico”. 

Notevole l’ apporto di Daniele, più giovane e quindi più vicino a sonorità nuove come Epica, Nightwish, Symphony X, sempre alla ricerca del suono perfetto, della melodia, delle atmosfere.

Ora, con l’ ingresso di Amerigo, il tutto è ulteriormente completato e arricchito.

– MI HA MOLTO COLPITO CONSTATARE COME SIATE RIUSCITI AD AMALGAMARE TUTTE LE VOSTRE DIVERSE INFLUENZE SENZA ESSERE AFFATTO DERIVATIVI: COME SIETE ARRIVATI AD OTTENERE IL VOSTRO SOUND? È STATO UN PROCESSO SEMPLICE ED IMMEDIATO O SI È SVILUPPATO NEL CORSO DEL TEMPO?

(Alessandro Quadrelli) Come ho anticipato prima, ognuno di noi ha diverse culture musicali sviluppate negli anni, anche non necessariamente attinenti al Heavy o al metal in generale.

Io ad esempio son molto piu legato alla vecchia scuola ‘70, suoni caldi, groove… Mirco piu’ vicino a sonorità come Angra, Vision Divine, Helloween, Alex invece si avvicina molto ad ambiti piu’ duri tipo Nevermore, Symphony X, Dream Theater pur avendo vissuto tutto il periodo degli anni 80’ dove è rimasto inevitabilmente influenzato dai Mostri sacri come Joe Satriani, Van Halen, Steve Vai, Gary Moore e gruppi come Europe, Scorpions, Winger…

Mentre Daniele abbraccia anche volentieri qualcosa di piu’ melodico come gli Epica, i Toto ecc…

Oltretutto ognuno di noi ha maturato nel tempo anche diverse esperienze infatti quasi tutti noi abbiamo in essere diversi progetti e collaborazioni musicali che vanno dal prog vero e proprio, al blues, all’ hard rock classico ecc.

Infine, un altro elemento caratterizzante è il fatto di avere età molto diverse tra noi perché mette a confronto due generazioni diverse anche in ambito musicale.

Tutto questo ha portato ad avere, da subito, in assoluta naturalezza e spontaneità, un prodotto molto variopinto.

– COME SI È SVOLTA LA REALIZZAZIONE DELL’ALBUM?

(Mirco Petocchi) Inizialmente l’ idea era quella di realizzare questo lavoro e pubblicarlo proprio a Dicembre 2012, un po’ in modo “provocatorio”, poi per diverse cause il tutto si è protratto.

Come anticipato precedentemente molti spunti sono stati di Alex e tanti altri di Daniele, che poi nell’insieme ognuno di noi ha messo del “proprio” ottenendo un risultato che inizialmente ci soddisfaceva molto, ma c’era sempre un qualcosa che ridondava o non ci lasciava convinti appieno, ad esempio molti pezzi erano originariamente più lunghi degli attuali (tipo Deja Vu, ecc), anche le parti vocali iniziali non ci convincevano pienamente.

E’ proprio qui che il ruolo di Alessandro Del Vecchio e di Marco Sivo è stato fondamentale!

Grazie alla loro esperienza compositiva e di arrangiamento il tutto è stato rivisto nei minimi particolari, insieme alla band, arrivando così ad ottenere un sound, una struttura globale e un prodotto di cui andiamo davvero orgogliosi.

Tutto il lavoro di registrazione in studio mix e materni è stato diretto, curato ed eseguito da Alessandro Del Vecchio.

La veste grafica del digipack e di tutto il suo contenuto è stata realizzata da noi, volendo inserire elementi, giochi di colori, di luci, di livelli, che oltre a rimandare a particolari della tradizione maya, vuol esser di forte impatto visivo ma soprattutto vuole proprio simboleggiare il diverso articolarsi delle melodie, delle sfaccettature, delle varie sfumature delle melodie che contraddistinguono il disco.

– SONO RIMASTO SINCERAMENTE MOLTO COLPITO DALLA PERFORMANCE DI MARCO SIVO: COME MAI NON L’AVETE CONFERMATO COME CANTANTE DI RUOLO, LIMITANDO LA SUA PARTECIPAZIONE ALLA REGISTRAZIONE DEL DISCO?

(Daniele Chierichetti) La posizione del cantante dei Maya, nel corso del tempo ha attraversato svariate situazioni e problematiche. Quando abbiamo deciso di entrare in studio da Alessandro Del Vecchio, per portare a compimento il lavoro, eravamo ancora senza un frontman stabile nella formazione.

Marco Sivo ci ha dato una grossa mano, scrivendo le linee vocali, seguendo la parte di post produzione del disco con Alessandro Del Vecchio, e registrando brillantemente l’album, ma fin da subito, l’accordo con lui, era riguardante solamente la prestazione in studio.

Abbiamo considerato a lungo, il fattore di avere una voce differente sull’album e avere un nuovo frontman successivamente, questo non ci ha fermati, Amerigo è entrato in modo stabile nella formazione, con il suo talento ha fatto suoi i brani e sa riproporre egregiamente tutto l’album.

– CHE CI DICI INVECE DEGLI HOLY GATES? É UN PROGETTO CHE SI PUÒ CONSIDERARE DEFINITIVAMENTE CONCLUSO?

(Mirco Petocchi) Gli Holy Gates sono un progetto nato alla fine degli anni 90 e tale rimarra’. Non ci sara’ ‘Shiver to Hell part II’ sono cambiati i tempi ed ognuno di noi ha cambiato molto il proprio stile di suonare. Rimane comunque un progetto che ha saputo regalarci diverse soddisfazioni legato ad un periodo carico di emozioni, un progetto ci regala tuttora dei meravigliosi ricordi e che ha saputo gettare le basi solide sulle quali abbiamo edificato i MAYA.

– HAI UN SOGNO NEL CASSETTO COME MUSICISTA?

(Alessandro Quadrelli) Credo che poter immaginare un proprio futuro basato sulla musica, sul suonare sempre e ovunque anche in formazioni e progetti diversi, sia il sogno di chiunque, mio in particolare. Pero’ purtroppo, specialmente nel nostro Paese, questo è davvero poco possibile se non a livello amatoriale. A noi piace credere che il futuro possa riservare buone sorprese in questo ambito ed affrontiamo la sfida della sorte…proprio per questo, l’ attitudine con il quale abbiamo intrapreso questo percorso è stata quella di investire molto impegno. .“chi vivrà vedrà” si suol dire… Noi ce la metteremo tutta!

– QUALI SONO I VOSTRI PROGETTI PER IL FUTURO?

(Alex Mognoni) Per il futuro posso solo anticipare che sono già in cantiere le tematiche per il sucessore di The Prophesy is Broken, quindi il secondo capitolo Maya… Ovviamente non posso svelare nulla ma Vi garantisco che sarà un’ altra impresa che ci vedrà impegnanti per un bel po’ di tempo…Ora siamo in cinque e non piu’ solo in quattro, anche Amerigo porterà idee fresche e nuove e sarà un ulteriore valore aggiunto.

– OK, GRAZIE ANCORA PER QUEST’INTERVISTA. UN SALUTO E UN GRANDE IN BOCCA AL LUPO ALLA BAND PER IL PROSIEGUO DELLA VOSTRA CARRIERA

(Alessandro Quadrelli) Grazie a te e a tutti voi che ci leggete, speriamo di incontrarvi presto ai nostri concerti e poter condividere la nostra musica con voi.

Venerdi 17 Luglio presenteremo “live” il disco sul palco del ROCK INN SOMMA e sarà la vera “Release party” e il 16 Ottobre saremo all’ Old Jesse di Saronno.

Vi invito, per ogni dettaglio, a consultare il nostro sito WWW.MAYAOFFICIAL.IT 

Ciao