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To Kill A King

Manilla Road
To Kill A King

Gli ultimi due lavori dei Manilla Road – Mysterium e Playground of the Damned – avevano lasciato qualche perplessità sullo stato di forma degli americani, sulle scene dal lontano 1976: a non pochi la formula era parsa un poco logora. Migliori erano state le realizzazioni del fondatore Mark Shelton (e da solista, e con gli eccellenti Hellwell, appena più orientati verso il doom).

Con questo nuovo To Kill A King, titolo che omaggia il capolavoro dei Rainbow targato 1978, il gruppo del Kansas torna a rammentarci tutto il proprio contributo alla causa e all’evoluzione dell’epic metal, senza tradire un retaggio più classicamente legato all’universo dell’hard rock tradizionale. In queste dieci tracce, dal suono ora più dark ora più speed, si parla come sempre di talismani e di conquistatori, di guerrieri e di fantasmi, di demoni e isole perdute: il mondo della fantasy e in particolare della sword & sorcery creato tra i primi dall’immenso Robert Erwin Howard (il geniale autore di Conan e Kull di Valusia) e descritto con il pentagramma dai Manilla Road almeno a partire dal 1982.

Una carriera coerente e da veri difensori della fede, che To Kill A King mantiene nell’insieme su validi livelli. Non si tratta, forse, del miglior disco degli statunitensi tuttavia il prodotto finale si segnala in termini decisamente positivi.

Davide Arecco

Anno di pubblicazione: 2017

Genere: Epic Metal

Label: Golden Core

4 Stars (4 / 5)