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Vanexa

Reduci dalla pubblicazione di un nuovo, magnifico album e dall’infuocata e splendida esibizione al M.A.G. Metal Fest di Genova, i savonesi Vanexa sono tornati alla grandissima a calcare le scene: li abbiamo incontrati, realizzando con il drammer e fondatore Silvano Bottari l’intervista che segue.

Parlare con voi significa parlare con gruppo che la fatto la storia del metal tricolore: come ci si sente a essere un gruppo storico, capostipite del più puro heavy italiano?

Orgogliosi di essere stati dei pionieri nel nostro paese di un certo tipo di Musica e di essere stati i primi a incidere un album di Heavy Metal.

Avete da poco pubblicato per la Punishment 18 l’eccellente Too Heavy To Fly: quali sono stati sinora i riscontri?

Prima tiratura del Cd esaurita in 3 mesi, Vinile (uscito per la prestigiosa etichetta Black Widow), uscito più tardi, in via di esaurimento ed un accoglienza entusiasmante da parte di tutta la stampa specializzata, sia cartacea, sia sul web. Eravamo consapevoli di avere creato un buon prodotto ed i riscontri positivi ci hanno dato ragione.

Volete raccontarci la gestazione di questo nuovo atteso lavoro?

Avevamo alcune idee musicali in cantiere già da un pò di tempo, ma avevamo il problema che eravamo ormai senza un cantante in pianta stabile. Nell’arco di un anno abbiamo conosciuto Pier Gonella (chitarre) e Andrea “Ranfa” Ranfagni voce solista. Tutti e due i nuovi membri erano già considerati degli artisti di altissimo livello nel panorama nazionale, hanno esperienze decennali e vantano collaborazioni anche con artisti internazionali nell’ambito della musica Rock. Con una formazione del genere (la migliore di questi ultimi anni) non è stato diffcile creare Too heavy to fly.

Siete nati nel 1979, mentre nel Regno Unito stava prendendo piede la NWOBHM: quali sono i ricordi più belli legati ai vostri inizi e cosa rammentate del tempo trascorso? Oggi il mondo – musicale e non solo – è davvero cambiato…

Come oramai abbiamo realizzato tutti, il mondo è cambiato radicalmente ed inevitabilmente anche l’approccio con la musica Rock: nuove tecnologie, nuovi modi di fare musica e nuovi modi di condividerla. Noi veniamo da un’altro universo, dove il modo di creare musica era differente, si suonava e si componeva in cantina, non c’erano metodi musicali in Dvd, non c’era Internet. Per suonare Rock, dovevi avere solo una grande passione, un’anima incazzata e la voglia di cambiare le regole, alla fine degli anno ’70 c’era fame di novità. E lì è arrivato l’Heavy Metal!!!

Il più classico rock di matrice e di scuola hard & heavy è letteralmente rinato in questi ultimi anni dopo tante mode alternative: cosa pensate di questa nuova giovinezza della musica metal e quali scenari artistici presagite?

Notiamo anche noi ultimamente, da parte del pubblico, un riavvicinamento alla matrice “Hard & Heavy” della fine degli anni ’70. Forse è solo un bisogno, per chi ama realmente il Rock, di riscoprire il piacere di canzoni che non siano necessariamente solo dettate da virtuosismi funambolici e di bisogno di violenza a tutti i costi. Io, personalmente [Silvano Bottari, storico batterista dei Vanexa], spero che questa tendenza, almeno qui in Italia, continui. All’estero (soprattutto negli Stati Uniti), l’importanza e il valore della musica Rock non è cambiata molto, le grandi band riempiono ancora gli stadi.

Non pochi dei vostri brani – la mitica 1.000 Nights, ma anche canzoni più recenti – sono pezzi di speed metal melodico: sentite il genere più vicino al metal classico o al thrash?

Ti dico la verità, tutte queste etichette date alla musica, secondo me, hanno confuso le idee anche a molti fans; se proprio vuoi catalogare il nostro sound, probabilmente la definizione più vicina è Heavy/Rock. Abbiamo sempre avuto la fortuna, ogni volta che abbiamo inciso un album, di scrivere canzoni in totale libertà, senza nessun tipo di vincoli da parte dei produttori o delle etichette discografiche e non abbiamo mai seguito il mainstream del momento. Quindi la musica che ascolti nei nostri dischi è solo dettata dal cuore e da una grande passione per la musica Rock.

Quali sono i dischi vi portereste sulla classica isola deserta?

PIER GONELLA:

Deep Purple – Fireball

Joe Satriani – The Extremist

Scorpions – World Wide Life

Malmsteen – Magnum Opus

Van Halen – Right here right now

Whitesnake – 1987

Metallica – Master of Puppets

Faith No More – The Real thing

Venom – At War with Satan

Slayer – Raining Blood

ARTAN SELISHTA:

Led zeppelin – III

Coverdale-Page

Metallica – And justice for all

Steve Vai – Passion & Warfare

Soundgarden – Superunknown

Whitesnake – 1987

Deep Purple – Machine head

Dream Theater – Metropolis

Aerosmith – Permanent vacation

AC/DC – Back in Black

ANDREA RANFA RANFAGNI:

Queen – News of the world

Deep Purple – Made in japan

Led zeppelin – II

PFM – Live wwwpfmpfm 1998

Glenn Hughes – Burning japan live

Aerosmith – Pump

Uriah Heep – Live 1973

Free – Live 1971

Rainbow – On stage

Jeff Beck Group – S/t

SERGIO PAGNACCO:

Wheel of steel (Saxon)

British steel (Judas Priest)

Iron maiden (Iron maiden)

Moving pictures (Rush)

No sleep ‘till Hammersmith (Motorhead)

No more heroes (Stranglers)

Alive I (Kiss)

Bloody kisses (Type o negative)

Van Halen (Van Halen)

Nevermind (Nirvana)

SILVANO BOTTARI:

Led Zeppelin “II”

Jimi Hendrix “Cry Of Love”

Santana “Abraxas”

Todd Rundgren’s Utopia

Deep Purple “Made in Japan”

King Crimson “In the Court Of Crimson King”

AC/DC “Highway to Hell”

Van Halen “Same”

Iron Maiden “Number of the Beast”

Temple of the Dog “Same”

Tra le nuove uscite degli ultimi tempi cosa avete apprezzato di più?

Io generale tutti noi dei Vanexa seguiamo poco le ultime tendenze, siamo tutti troppo impegnati a livello musicale personale e abbiamo poco tempo.

Quali sono i vostri progetti per il presente e il futuro?

Da parte di tutti noi c’è ancora tanta energia, idee e voglia di stupire, sicuramente un nuovo album (al quale stiamo già lavorando) per l’inizio del prossimo anno e tanti tanti concerti.

A cura di Davide Arecco