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Architecture of a God
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Labyrinth
Architecture of a God

Quando incontrai Roberto Tiranti a Santa Margherita, ad inizio settembre del 2016, al termine della performance con i suoi 999, mi disse con sorriso modestissimo che i Labyrinth sarebbero ritornati a calcare le scene e che ci sarebbe stato di nuovo tempo per loro. Il tempo è venuto, dopo sette anni di silenzio e di attesa.

Una delle metal band più amate di sempre lascia nuovamente il segno coi dodici brani di Architecture of God, forte dell’esplosiva produzione di Simone Mularoni e autentica summa del power del sestetto: melodico, energico e fresco. Oleg Smirnoff porta un tocco di modernità con le sue tastiere, abilissimo nel cucire gli arrangiamenti.

La voce di Roberto Tiranti si conferma unica nel suo genere, versatilissima e ricca di molteplici sfumature. Mai scontati, complessi, cerebrali e dinamici, al pari dei migliori Fates Warning, i Labyrinth tornano così ai fasti del loro illustre passato e lo fanno ampliando lo spettro creativo del loro power prog metal, con una scrittura a più strati, che attinge anche, in diversi frangenti, all’hard rock più epico.

La sezione ritmica è sofisticata e potente e i suoni si rivelano magniloquenti e maestosi. Siamo pertanto ben al di là delle più rosee aspettative della vigilia, di fronte ad un tripudio di classico heavy sinfonico, che non ha assolutamente perso lo smalto dei giorni migliori.

Attualissima per forma e contenuti, la band di Olaf Thorsen offre un vero compendio di eleganza, forza e raffinatezza, sorretto da una tecnica da manuale e perfetta sintesi di quanto i sei hanno sinora realizzato in carriera. Onore ai Labyrinth.

Davide Arecco

Anno di pubblicazione: 2017

Genere: Progressive Power Metal

Label: Frontiers

5 Stars (5 / 5)