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Quartz

Fear No Evil è il grande e a lungo atteso disco di ritorno sulle scene dei britannici Quartz, dopo ben trentatré anni. Ne abbiamo parlato con Mick Hopkins, chitarrista e fondatore dello storico gruppo.

1) Che cosa significa per voi tornare a calcare le scene nel 2016?

E’ davvero un inferno per molti di noi ritornare sui palchi ora, a questo punto della nostra carriera! Abbiamo sempre amato registrare e suonare dal vivo, anche oggi, così come tra gli anni Settanta ed Ottanta. Ogni cosa che accade ora, al pari di quelle che si verificheranno in futuro, sono comunque le benvenute e ci fanno piacere.

2) Puoi raccontarci la lavorazione di Fear No Evil?

Abbiamo inciso l’intero album da soli, nello studio di David Garner. Missaggio e post-produzione sono stati completati agli Yellow Bean Studios di Leicester, da un grande amico di David, ossia Jez Burns. Siano veramente molto soddisfatti del lavoro fatto in occasione di questo nuovo album, in termini sia di stile sia di suono.

3) Che cosa rammenti della stagione dell’hard rock inglese tra i tardi anni Settanta ed i primi Ottanta, in particolare relativamente al movimento della NWOBHM?

Vi erano realmente tantissimi posti nei quali suonare allora, tanto in Inghilterra quanto all’estero. Abbiamo avuto molti fans grazie ai tour, specialmente quando abbiamo fatto da spalla ai Black Sabbath. Ma ricordo anche i concerti con i Rush, gli UFO, gli AC/DC e Gillan, solo per fare alcuni esempi. A seguito dell’implosione del movimento punk, emersero diverse giovani band, preparate a dare il proprio contributo alla causa o in cerca di un’opportunità. Alcuni di questi gruppi venivano etichettati come NWOBHM, per via del loro stile o del sound della loro musica. Non appena avevamo cambiato il nostro nome in Quartz per l’uscita del nostro debutto nel 1977, la gente vide in noi qualcosa di nuovo e, giusto o sbagliato che fosse, fummo inseriti appunto nella categoria della NWOBHM.

4) Numerosi giornalisti musicali e storici del rock hanno definito il suono dei Quartz come una sorta di mix tra Black Sabbath e Deep Purple; qual è la vostra opinione al riguardo?

In realtà, realizzammo non immediatamente la cosa, dovuta forse al fatto che a produrre il nostro esordio fu Tony Iommi e che girammo in tour con i suoi Black Sabbath, certo a noi affini in termini di influenze e di tecnica. Ovviamente, ora che Geoff (Nicholls, tastierista del Sabba Nero a partire dal 1979) è tornato con noi, dopo circa un quarto di secolo trascorso con loro, di fatto come quinto membro non ufficiale del gruppo, questo genere di paragoni appare credo inevitabile, viste le influenze e gli stimoli di entrambe le band.

5) Il più classico hard & heavy è oggi letteralmente rinato, forte e rigoglioso, con il ritorno di giganti del passato e nuovi gruppi…

E’ grandioso che i gruppi originali della NWOBHM siano di nuovo in pista, per offrire la loro musica alle nuove generazioni. Vediamo folte schiere di giovani e di giovanissimi fans alle nostre esibizioni e sono in prima fila a cantare a lungo le nostre canzoni. La cosa è davvero ragguardevole per noi, da vedere e da sentire.

6) Quali band ascolti al momento?

Attualmente sto ascoltando e seguendo un gruppo di Walsall (dove sono nati i Judas Priest) chiamato Stone Broken e penso che stiano diventando grandi, destinati ad ottime cose. Cercateli e non ve ne pentirete.

7) Quali sono i vostri progetti futuri?

Siamo al momento impegnati nella registrazione del seguito di Fer No Evil, che fa buoni progressi, anche se in mezzo ai recenti concerti che facciamo in occasione del nostro rientro. Le dita davvero ci prudono e i nostri sostenitori non vogliono certo aspettare altri trent’anni per la realizzazione del nuovo disco, giustamente! Speriamo altresì di suonare presto in Italia alcune delle nostre nuove canzoni, insieme naturalmente ai classici, di fronte a un’audience che ci auguriamo ovunque entusiasta!

(a cura di Davide Arecco)