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Ingranaggi della Valle – Warm Spaced Blue

Ritornano i capitolini Ingranaggi della Vale, con un secondo disco che è un autentico capolavoro. Il loro esordio, sempre targato Black Widow, aveva proposto un pomp rock atmosferico con influenze Kansas-UK e Scott Henderson (nelle funamboliche scale chitarristiche).

Questo nuovo capitolo pare spostare il tiro, senza rinnegare peraltro il passato recente, su brani dalla progressione chirurgica e crescendo in apparenza disarmonici, che rileggono in chiave hard prog il lascito di King Crimson, Anglagard e in particolare Anekdoten, con una libertà sovente mutuata dal jazz rock. Ma più di tutto va rimarcato un alone dark assai più esplicito (anche nell’artwork) che nel precedente In Hoc Signo: del resto l’ispiratore di questi sei fantastici brani è il grande Howard Phillips Lovecraft. Al riguardo, qualcuno potrà magari osservare che al padre della fantascienza orrorifica hanno già guardato molti gruppi metal (Necronomicon, Metallica, Mekong Delta, Manilla Road, Therion, Rage, Serpent Cult, Morbid Angel, Great Old Ones, Electric Wizard, Axis of Perdition, Eternal Silence, Arkham Witch, Sulphur Aeon, Space Mirrors e Miskatonic Graffiti), dark progressive (Goad e Annot Rhul, sempre su Black Widow) e persino punk (Rudimentary Peni).

Tuttavia, gli Ingranaggi della Valle sono assai personali, creativi e originali nel loro approccio oscuro e vintage (si ascolti con attenzione l’uso dei vari Moog impiegati). I sette ragazzi romani sono inoltre affiancati da illustri ospiti: spicca il nome di Fabio Pignatelli, il quale con il suo basso effettato dona spezie quasi di funk elettronico a Call for Cthulhu. E in effetti Warm Spaced Blue può conquistare non soltanto gli amanti del prog e dell’hard prog, ma altresì i fans dei Goblin.

Davide Arecco

Anno di pubblicazione: 2016

Genere: Hard progressive

Label: Black Widow

5 Stars (5 / 5)