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Eregion

Attitudine!!! E’ celato dietro questa semplice locuzione la propensione artistica che muove l’animo dei torinesi Eregion, giovane formazione che, con la realizzazione della loro opera di debutto “Lord of War”, e’ riuscita a farci rivivere le atmosfere cariche di misticismo enfatico, le stesse che si respiravano fra i solchi polverosi di molti dischi di formazioni underground di fine anni ottanta.
Anacronistici, fuori dal tempo, si, ma anche dannatamente autentici e tenaci, questi sono gli Eregion, prendere o lasciare….. a voi l’ardua sentenza…
Intervista raccolta da: Beppe “HM” Diana

Ciao Giorgio e grazie per il tempo che ci stai volendo dedicare, partiamo subito con il piede sull’acceleratore, come sta procedendo l’attività di promozione in questi giorni di relativa stasi mediatica? State pianificando delle altre date live in supporto a “Lord of War”?
Ciao Beppe, innanzitutto voglio fare i complimenti a te e a Secret of Steel per il lavoro che svolgete.
In primavera e estate abbiamo subito un piccolo rallentamento a causa di un cambio nella line-up. Adesso con Andrea alla batteria siamo pronti per ripartire alla grande.
Quindi si, stiamo pianificando altri live e si stanno aprendo possibilità che non sono per niente male.
Intanto anticipo che il primo sarà il 23 settembre a IL PEOCIO di Trofarello (To), locale che ospita sempre grandi musicisti (per chi non lo conoscesse cercatelo e date un’occhiata alla programmazione) e dove siamo onorati di poter suonare anche noi.
Parallelamente a questo ci stiamo dedicando alla composizione di nuovi brani.

Echi power metal, contrappunti epici anche un tocco di melodia, credo proprio che la vostra musica sia il risultato della perfetta antitesi di questi elementi, quindi mi piacerebbe capire se, quando scrivete i vostri brani, tenete sempre conto di questo equilibrio, oppure lasciate che l’ispirazione non abbia limiti??
Certo che ne teniamo conto, però devo dire che è un equilibrio che si è creato fin da subito in modo naturale. I gusti musicali di ogni componente degli Eregion coprono quasi tutto l’ampio universo metal, ma ci ritroviamo perfettamente in sintonia quando lavoriamo sui nostri progetti.
Questo fa si che non abbiamo grosse necessità di limitarci….ed è un bene così non dobbiamo scartare troppe idee.
I testi invece hanno sempre una componente legata alla storia, alla mitologia norrena ed al fantasy, soprattutto quello legato alle opere di J. R. R. Tolkien, basti pensare che Eregion (…mi raccomando, si pronuncia in elfico: Ereghion) è il nome di un regno della Terra di Mezzo.

Ascoltando tutte le tracce del disco, credo che abbiate dato tutto di voi stessi, mettendo in risalto un’evoluzione stilistica che ha premiato la vostra caparbietà e il vostro amore per certe sonorità old style, ti trovi d’accordo con me?
Abbiamo senza dubbio dato il massimo per poter confezionare il miglior prodotto possibile.
Un prodotto che potesse appagarci nonostante la nostra pignoleria. L’amore per le sonorità old style traspare evidente nel disco e non potrebbe essere diversamente poiché, musicalmente, ci siamo formati con band e album di fine anni ’80 e inizio anni ’90. Anni in cui sono state pubblicate molte pietre miliari che mai potranno annoiarci.

Quanto tempo avete passato fra registrazione e mixing finale dei brani? C’è stato un momento durante la fase di composizione del disco in cui avete superato il vostro limite di sopportazione globale?
Registrazione e mixaggio hanno richiesto circa due mesi, se ben ricordo. Paradossalmente abbiamo impiegato molto più tempo a creare copertina e booklet. In corso d’opera qualche momento di tensione l’abbiamo vissuto, com’è normale quando più persone si confrontano e discutono circa un progetto a cui tengono non poco. Ma tutto sommato si tratta davvero di piccole cose e per una volta almeno siamo riusciti a sembrare (dico: sembrare) un minimo maturi…

Quindi mi fai capire che potete ritenervi soddisfatti della registrazione e della produzione del nuovo arrivato, oppure pensi che la band poteva spingersi ancora oltre?
Lord of War è il nostro primo lavoro in studio e proprio per questo motivo ci possiamo ritenere soddisfatti. Ovvio che, col senno di poi, qualche miglioria in fase di mixaggio e mastering si poteva fare ma come già detto in precedenza, essendo il nostro primo lavoro, non avevamo né l’esperienza necessaria, né la possibilità di fare comparazioni con lavori precedenti. Come per tutte le cose, all’inizio “ci si deve fare le ossa”.
E’ stata comunque un’avventura molto positiva. Sentire le canzoni che da sterili singole tracce, pian piano prendono vita, è un qualcosa di emozionante.
Con il prossimo CD cercheremo di alzare l’asticella.

Leggendo i titoli dei brani legati a “Lord of War” mi sembra di capire che ci sia un sottile filo conduttore che li lega in maniera univoca, dico bene? E visto che siamo in argomento che cosa vi lega ai miti delle terre nordiche?
Tutti noi abbiamo giocato per anni ai giochi di ruolo e questo ci ha inevitabilmente avvicinato alle tematiche fantasy, molto prima che “Il Signore Degli Anelli” di Peter Jackson spopolasse al cinema. Da lì, qualcuno di noi si è velocemente avvicinato ai miti nordici, anche qui molto prima che vedesse la luce la splendida serie televisiva intitolata “Vikings”. Sono miti che ci affascinano molto e che vanno a braccetto con una fetta importante del panorama musicale metal.

Personalmente sono rimasto folgorato dai ricami folk della title track e dalle armonizzazioni di “Cast Down the tyrant”, secondo te c’è un brano più di un altro che può rappresentare al meglio lo spirito della band? Potresti fare una piccola disamina dei testi di ogni singolo brano?
Non credo che ci sia un brano più rappresentativo di un altro. Probabilmente il più apprezzato dal pubblico è “Vinland” ma sono in tanti, come te ad esempio, che dicono di preferirne altri. La cosa mi fa piacere poiché mi sembra che possa indicare una certa omogeneità dell’album, cosa che apprezzo molto quando ascolto album altrui. Per quanto riguarda la disamina dei singoli brani vado per ordine di traccia cercando di non dilungarmi troppo: apre l’album “Land of Eregion” il cui testo è di ispirazione fantasy. Qui parliamo di Eregion, quella terra un tempo abitata dagli elfi che forgiarono gli anelli del potere di cui ci parla Tolkien ne “Il Signore Degli Anelli”. “Lord of War” è anch’essa di ispirazione fantasy e nelle tre parti di cui si compone narra di un esercito in marcia verso la guerra, delle preghiere che precedono gli inni di guerra e, infine, della battaglia che ne segue. “Vinland” ha invece un’ispirazione storica e parla della spedizione che l’esploratore islandese Leif Erikson, figlio di Erik il Rosso, intraprese intorno all’anno 1000, partendo dalla Groenlandia in direzione Ovest, fino ad approdare in Nord America, sulle coste di quella che è l’attuale Terranova; a questa terra venne dato il nome Vinland perché sembra che vi crescesse la vite selvatica in grande quantità. Il quarto brano si intitola “War of Damned” ed ha nuovamente ispirazione storica essendo incentrata sulla terza guerra servile romana, quella capeggiata dall’arcinoto gladiatore trace Spartaco. Il quinto brano è strumentale e, per le sue sonorità un po’ cupe e leggere l’abbiamo intitolata “Dark Clouds Gather”. Segue “Northern Covenant” che parla della fratellanza dura e spesso crudele che accomunava i vichinghi che razziavano le coste. Qui si fa riferimento alla poco documentata comunità di Jomsborg poi citata anche dagli Amon Amarth nel loro ultimo album. Si prosegue con “Cast Down The Tyrant” e “Lord of Gift”, entrambe d’ispirazione fantasy. La prima parla di un eroe buono che gira il mondo per detronizzare i tiranni, la seconda narra invece di come Sauron (personaggio Tolkieniano) si presentò sotto le mentite spoglie di Annatar (il signore dei doni) agli elfi fabbri di Eregion per insegnare loro l’arte di forgiare gli anelli del potere che poi saranno la causa scatenante della guerra che devasterà Eregion. Conclude l’album la strumentale “Navigatio Sancti Brandani” che ha preso vita mentre leggevo delle gesta di San Brandano nei mari nel nord Europa, verso l’Islanda.

Molte formazioni dedite al classic metal dell’ultimo periodo, si sono rese artefici di dischi caratterizzati da produzioni con suoni troppo puliti e chirurgici, registrazioni che, seppur potenti, risultano piatte. Per quel che mi riguarda si sta perdendo di vista la vera essenza di questo genere musicale “estremo”, quel fascino old school oriented che ha reso speciali alcuni gruppi ed altrettanti album del passato. Qual è la tua opinione?
Mi trovi d’accordo Beppe. Non che la pulizia dei suoni possa rappresentare in linea di principio un problema, anzi… Il punto è che spesso ci si focalizza troppo su di essa perdendo di vista ciò che è più importante, ossia un’idea (possibilmente originale) che si cela dietro un brano o dietro un album e il suo sviluppo coerente. Forse in generale c’è in giro un po’ di carenza di idee, anche se non mancano buoni album, in ogni caso per quel che mi riguarda non c’è registrazione che possa mascherarla, questa carenza.

So che in passato avete avuto la chance di supportare parecchie formazioni di lungo corso, che cosa avete imparato da queste band?
Abbiamo avuto il piacere di dividere il palco con gli Airborn e con i Drakkar. Due band da cui c’è molto da imparare sia a livello musicale che a livello di tenuta del palco. E’ a livello umano, però, che mi hanno colpito molto i ragazzi delle due band poiché sono persone davvero splendide. Speriamo di poter ripetere esperienze del genere in futuro: i contatti non mancano…

Quale è il vostro rapporto con internet e con la rete estesa?
Naturalmente utilizziamo internet e i social per promuovere le nostre attività e per condividere le nostre esperienze. Ci trovate un po’ ovunque.. Col tempo abbiamo notato con piacere che esiste una sorta di rete comunicativa tra band territorialmente vicine, piuttosto utile per il supporto reciproco.

Credete veramente che un mezzo di comunicazione come facebook sia veramente adatto per la promozione di una giovane compagine come la vostra?
Facebook ed i social network in genere, sono una manna dal cielo per i gruppi emergenti. Ti danno visibilità, puoi far sapere le date dei concerti che hai in programma oppure se stai lavorando a un nuovo progetto, una cosa che fino ad un decennio fa era praticamente impossibile.
E poi non dimentichiamo che è proprio grazie a Facebook se abbiamo avuto la possibilità di metterci in contatto con te e Rock in Canavese. Quindi sì, per me Facebook in questo contesto è utile… per altri versi invece è una merda.

A parte la musica, quel’è il tuo maggiore interesse che ti tiene attivo quando non sei on stage con la band?
Come anticipato prima fino a non molto tempo fa eravamo tutti appassionati di giochi di ruolo. Ora le nostre energie (e il nostro tempo) sono concentrate su questo progetto musicale.

Ok Giorgio, siamo veramente alla fine, ti lascio l’opportunità di finire l’intervista nel modo in cui più ti aggrada!!!
Grazie Beppe per lo spazio che ci hai dedicato su Secret Of Steel! E grazie a tutti i lettori che sono arrivati a leggere fino all’ultima domanda 😉
Approfitto di questo spazio per lasciare i nostri contatti….seguiteci nella lontana terra di EREGION!!
www.facebook.com/eregionband
http://eregion.bandcamp.com/releases
www.youtube.com/channel/UCCmGAfrn1HmpY7KWVchzjpA