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Great Master

I Great Master sono tornati!!! Si, potrebbero bastare solamente queste poche parole per salutare il come back ufficiale della compagine lagunare in questione, che ripresenta ai nastri di partenza più convinta e desiderosa che mai, pronta a tuffarsi a testa bassa nella mischia con la consapevolezza, questa si, che nulla, per fortuna, è andato perso per sempre nonostante i tumulti che si sono verificati all’interno della line up ufficiale negli ultimi mesi. E se la determinazione e la sagacia sono quelle di sempre, il versante compositivo attorno al quale si fomenta il nuovo “Lion & Queen”, potrebbe benissiamo rilanciare le quotazioni dei nostri in ambito prettamente classico e non solo, che sia questa la volta buona? Lo chiediamo al chitarrista Jahn Carlini.

Intervista a cura di Beppe Diana

Ciao Jahn, partiamo subito dalla prima domanda, dall’ultimo lavoro in studio “Serenissima” parecchie cose sono accadute in seno alla band, un andirivieni di musicisti che, in un modo o nell’altro, stavano minando seriamente il futuro artistico dei Great Master, puoi raccontarci qualcosa in merito?
Purtroppo abbiamo avuto una serie di cambi importanti in line up dalla voce alla batteria che ci han messo in difficoltà. Tutto è cominciato con la separazione da Max per cercare una persona che ci seguisse più da vicino visti i suoi molti impegni. Ma non si è riusciti ad instaurare un rapporto duraturo con i vari sostituti, che ci appagasse a pieno.Per la batteria invece da Stefano Granara a Marco Rizzo non c’è stata la possibilità di proseguire a causa di alcune loro scelte su problemi logistici e personali che rispettiamo pienamente. Alla fine dopo un un anno e mezzo di sperimentazione abbiamo deciso di ritornare da Max perchè lui è la voce dei Great Master e quindi si è cercato di pianificare ogni impegno al meglio per cercare di proseguire nel migliore dei modi con la band. Per la batteria abbiamo avuto la fortuna di trovare Massimo Penzo un ottimo batterista che ha eseguito un ottimo lavoro nel nuovo disco e siamo molto orgogliosi del suo lavoro. Ultimo della linea a lasciarci è stato Daniele, poco prima di iniziare i lavori del nuovo disco. Per noi è stato un duro colpo, ma già in passato siamo riusciti a ripartire e sempre più forti e motivati di prima.
Si, anche perchè da vecchio fan della band, non avrei mai accettato un cd cantato da un altro singer che non fosse stato Max, non so come la vedi tu..
Max è nato praticamente coi Great master e quindi in fin dei conti è la voce della band. Siamo molto contenti della decisione intrapresa e credo che verrà apprezzata da molti ascoltando “Lion and Queen”. Alla fine sono i dischi che restano nella storia della band e con Max alla voce abbiamo potuto dare il massimo della resa.

Capito, visto che siamo in argomento, può presentarci il vostro nuovo chitarrista? A leggere il suo nome non penso sia italiano, o sbaglio? E se non è troppo, pensi veramente che questa sia la migliore formazione di sempre?
Il suo nome è Shuai Xia, è di origine cinese e secondo me è un gran chitarrista. Siamo riusciti in extremis a fargli fare anche qualche assolo nel nuovo disco, quindi anche lui ha potuto portare il suo contributo e rendere migliore “Lion And Queen”. Da subito ci siamo trovati molto bene anche perchè è un ragazzo molto volenteroso, tanto che in poco tempo siamo riusciti a ripartire con tutto il repertorio live, oltre che a terminare il nuovo lavoro in studio.
La migliore formazione? Io sono ottimista sempre per quella attuale, il riscontro lo darà il pubblico dopo aver ascoltato e analizzato bene il nuovo disco e dopo averci visto live.
Sicuramente questa line up è molto compatta e coesa e ha delle grandissime potenzialità tecniche. Probabilmente quella attuale dal punto di vista tecnico è la migliore formazione di sempre.

Parliamo appunto di “Lion and Queen” se da un lato ribadisce quanto di buono espresso dalla band su “Serenissima”, dall’altra porta avanti delle novità tutt’altro che di secondo piano, ce ne parleresti?
Il nuovo album a differenza di Serenissima vede la partecipazione di molti ospiti che abbiamo voluto far partecipare per alcune necessità ma sopratutto per amicizia. Avevamo gia scelto di far partecipare due ottimi tastieristi come Alessandro Battini dei Dark Horizon e Andreas Wimmer dei Final Chapter. Il primo si è occupato delle tastiere in generale, il secondo a cooperato con me nel comporre l’intro del disco “Voices”. Poi abbiamo voluto invitare una nostra carissima amica che ci ha aiutato in momenti molto difficili e importanti della band, SY degli Armonight. “Walking on the Rainbow” è il pezzo scelto per la sua partecipazione in duetto con Max. Lascio per ultimo la grossa parte del lavoro che è anche la più importante e riguarda la chitarra solista. Con la fuoriuscita di Daniele dalla band all’ultimo momento, ci siamo ritrovati senza solista a pochi giorni dal chiudere le registrazioni del disco. Tramite Maurizio Chiarello di Underground Symphony siamo riusciti ad avere dalla nostra Francesco “Yackson” Russo, chitarrista degli Shadows of Steel che ci ha reso un grosso aiuto suonando quasi il 70% delle parti soliste. Il restante 40% è stato suddiviso tra altri 3 chitarristi, Simone Mularoni, il nostro nuovo chitarrista Shuai e da Daniele Genugu chitarrista dei King Wraith.

L’opera d’artwork da una parte, il titolo dall’altra, sembra proprio che il filo che cinge i due album sia tutt’altro che sottile, anche perchè a livello prettamente lirico, i richiami sono abbastanza preponderanti, cosa puoi dirci in merito?
“Lion And Queen” riparte esattamente da Serenissima ma ha una marcia in più. Si sente che la band ha fatto un salto di qualità e che la produzione è nettamente migliore. Il nuovo album rimane in parte ancora legato ad aclune tematiche territoriali come lo era invece interamente Serenissima, ma questo non è un concept come il suo predecessore perchè spazia in molti piu argomenti diversi tra loro. Forse potremo vederlo legato a due concetti in particolare, le tematiche territoriali a cui noi come band rimaniamo sempre molto legati per la nostra storia e il concetto dello spazio tempo. Diverse canzoni infatti, ci portano ad affrontare questo tema affascinante e sempre attuale. Il tutto però resta sempre legato anche a tematiche fantasy, da sempre una caratteristica della band.

Dalle news lette in rete apprendo che le sessioni di registrazione delle batterie ed il mixaggio finale del disco si sono svolti nei rinomati Domination Studio di Simone Mularoni, presente fra l’altro in veste di special guest, com’è stato lavorare accanto ad un ingegnere dello studio del calibro di Simone la cui esperienza, in campo prettamente metal, è oramai risaputa? Vi ha fornito i giusti consigli?
Simone è un grande professionista ed ha sicuramente contribuito a portare una ventata di modernità a quello che è il sound dei Great Master pur mantenendone intatta l’identità.
è stato un lavoro complesso in quanto le produzioni dei Great Master seppur semplici all’apparenza portano con se arrangiamenti spesso complessi caratterizzati da molteplici intrecci di chitarre, voci e tastiere che sicuramente non rendono semplice il lavoro soprattutto in fase di mixaggio e da questo punto di vista Simone è stato prezioso in quanto, oltre a mettere a disposizione la sua esperienza si è dato disponibile a consolidare quella che era la nostra visione anche quando, in alcuni brani il numero di tracce sfiorava le 3 cifre.

C’è stato un momento in cui pensi che abbiate superato il vostro limite di sopportazione globale? Quanto è stato divertente/snervante/gratificante, portare a termine un’opera di questa portata? Ne è valsa la pena?
Momenti negativi purtroppo possono capitare, l’importante è non scoraggiarsi e saper ripartire.
Noi ormai ne abbiamo fatta di esperienza in questo campo e siamo abituati a rimboccarci le maniche e ripartire a testa bassa. Devo dire che ogni volta che abbiamo modificato la line up ne abbiamo sempre beneficiato in qualche modo. Mi auguro che con quella attuale ci sia finalmente il giusto equilibrio e si possa arrivare lontano.
Concludere questo disco è stata una grande soddisfazione perchè piu vai avanti con la discografia e piu devi dare, non puoi rimanere sempre allo stesso livello, ma devi fare sempre quel gradino in più, che ti porti più in alto. Con questo disco, credo che abbiamo fatto un bel balzo in avanti rispetto al precedente e se penso a tutti i problemi incontrati a livello di line up, esser riusciti arrivare a obbiettivo non è stato facile, ma alla fine ne abbiamo ricavato una grande soddisfazione. Al momento Lion and Queen è il nostro disco migliore e ogni apprezzamento che arriverà da ora in avanti ci appagherà ancora di più della nostra fatica.

E adesso come ti senti? Svuotato e privo di energia perchè pensi di avere dato tutto, oppure hai ancora voglia di spaccare il mondo in due, perchè suonare e comporre la musica dei Great Master continua a fornirti energia allo stato puro?
A dire il vero non son riuscito a staccare ancora completamente, perchè a pochi giorni dal release mi sto ancora occupando della parte promozionale del disco quindi non sono ancora riuscito ad avere un momento di tranquillità. Penso che non ce ne sarà perchè terminata questa fase si aprirà quella del live anche perchè non vediamo l’ora di proporre il nuovo materiale in concerto. Comporre e suonare la propria musica è sempre una gran soddisfazione, energia pura, specie nei live quando hai il calore del tuo pubblico che ti ricambia. La prossima settimana in uscita del disco saremo già ospiti in alcune trasmissioni radiofoniche per pubblicizzare “Lion and Queen”.

Da quanto ho potuto appurare con mano, il nuovo album è notevolmente più keyboards oriented dei suoi precedenti, pensi che dal vivo incrementerete la line up ufficiale della band, oppure farete affidamento a delle basi pre-registrate?
In realtà le tastiere nei precedenti lavori erano meno percettibili ma comunque presenti, in questo invece abbiamo voluto dargli più valore e quindi si notano molto di più rispetto ai lavori precedenti. La scelta è voluta per cercare di dare quel “tocco sinfonico” in più. Per l’aspetto live ci stiamo lavorando proprio in questi giorni. Potrebbero essere usate entrambe le opzioni da te segnalate, la prima sarebbe sicuramente piu vincolante rispetto la seconda. Stiamo valutando chi ci potrà seguire per questa cosa, probabilmente un componente esterno alla line up, che ha già collaborato con noi in passato.
Da sempre la vostra componente musicale è caratterizzata da una simbiosi di potenza e melodia, un abbraccio di chiaroscuri che trasporta l’ascoltatore in una sorta di vortice cremisi di umori e sensazioni a volte davvero idilliaci, vorrei chiederti se, durante la fase di composizione, tenete sempre conto di questi tre elementi, oppure vi lasciate andare al vostro innato istinto musicale?
Il metodo di composizione è rimasto sempre quello in quanto gli elementi che hai individuato sono caratteristiche fondamentali del sound dei Great Master, in particolare la melodia per la quale c’è sempre stato un occhio di riguardo. In sala prove si arriva sempre con il pezzo completo all’80% poi col restante 20% vengono apportate eventuali modifiche tecniche o in parte strutturali, ma nel complesso la linea della canzone è già ben definita, dalla linea melodica per esempio e difficilmente viene stravolta.

Jahn, siamo solo a pochi giorni dall’uscita ufficiale del disco, come pensi possa essere accolto il vostro nuovo sforzo discografico dalla stampa ma soprattutto dai vostri fan?
Sono abbastanza ottimista del lavoro svolto. “Lion and Queen” ha sicuramente una marcia in piu rispetto ai predecessori, per quanto concerne tecnica, melodia, parti sinfoniche e corali e ci aggiungo la componente epica, perchè sin dai nostri albori, l’epicità de pezzi ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Spero che venga apprezzata una canzone in particolare che è “Mystic River” perchè è stata una sfida per me e per i ragazzi, attualmente è il pezzo più lungo dei GM con i suoi 11 minuti di durata. è riuscita a scalzare anche “Enemies at the Gates” pezzo di Serenissima che è stato molto apprezzato da tutti i nostri fan. Mystic River mantiene la sua componente epica e un ritmo incalzante che trasporta l’ascoltatore ai tempi della prima guerra mondiale, dopo la disfatta di Caporetto, all’ultima chance da parte dell’italia di contrattaccare il nemico austriaco ormai arrivato ben oltre le nostre ultime difese. Mystic fa parte di quel pacchetto di eventi legati al territorio ai quali teniamo molto, come la repubblica di Venezia per l’album Serenissima e per Lion and Queen per il Veneto, la nostra regione.

La scena underground tricolore dell’ultimo periodo è radicalmente cambiata da quando la band muoveva i suoi primi passi nei primi anni del nuovo secolo, molti dicono in meglio, altri preferiscono tralasciare, però è innegabile non ammettere che, a livello puramente qualitativo, il livello si è nettamente alzato, anche se, di contro, le infrastrutture sono pur sempre latenti e fatiscenti, dico bene?
Ovviamente con l’apporto dell’era di internet e del digitale molte sono le band che sono riuscite a mettersi in luce e il livello è salito notevolmente. La tecnologia aiuta la vita, sia nello produrre un disco che nel commercializzarlo. Tuttavia a questa ascesa delle band si è contrapposto il calo del mercato del disco che negl’ ultimi anni ha avuto crollo tremendo. Molte sono le label che oggi mondo dopo aver rilasciato una nuova produzione la svendono dopo pochi mesi. A rimetterci sono sicuramente le band che vedono il proprio prodotto ridotto a carta straccia, dopo averlo pagato caro come deal alla label. Sicuramente non è una bella cosa, ma le label fanno questo ed altro per cercare di restare in vita. Non riuscendo a vendere piu nulla o poco, si devono inventare ogni sorta di promozione per non tenersi in casa migliaia di dischi che col numero di band in giro non avrebbero più valore, dopo poco tempo. Forse si stava meglio quando si stava peggio…
Parliamo dell’argomento scottante del download e del peer-to-peer. I pareri sono contrastanti, c’è chi parla di danno alla musica, c’è chi ne esalta le qualità “promozionali”….
Argomento scottante sin dal primo momento che è nato. Entrambe le dichiarazioni possono esser vere, ma in entrambi i casi non hanno ragione appieno. Infatti non penso che il danno alla musica sia derivato completamente dal peer to peer perchè se dischi e cd fossero venduti ad un prezzo più popolare, la gente comprerebbe lo stesso! è molto più bello avere la propria copia originale che leggere in un display di un lettore mp3, il titolo della canzone che stai ascoltando. Viceversa anchevil discorso della promozione lascia a desiderare perchè oggi sono molti gli strumenti che ti permettono di far apprezzare la tua musica in streaming senza che venga scaricata. E poi non occorre rilasciare 12 canzoni di un disco per farsi promozione, metti quelle 4 o 5 che tirano di più e che ti rappresentano meglio. Penso che gli unici che ci perdono in tutto questo sono proprio gli artisti, sia per la svendita dei dischi da parte delle label che pe le mancate royalties da parte del peer to peer. Saranno poca cosa ma per le nuove band sono importanti. Basterebbe che tutti rinunciassero a poco per avere il giusto.

In questo contesto quanto è stato importante per la band sapere di poter contare sull’appoggio condizionato della Underground Symphony che, da tempo, crede incondizionatamente nella vostra band? Pensi che i Great Master di oggi avrebbero potuto puntare ad un deal più “congeniale”?
Con Underground Symphony in questi anni si è instaurato più un rapporto di amicizia che di lavoro. Questo è il nostro terzo disco che facciamo con loro, e visto l’ottimo rapporto che c’è, ci è stato concesso di realizzare una confezione a edizione limitata partendo da una nostra idea. Per il futuro io sono per il “mai dire mai”, ma son sicuro che da altre parti difficilmente riusciremo a realizzare queste nostre idee che molti gruppi ci invidieranno. Al momento facciamo parte del roster di Underground Symphony e i rapporti sono ottimi, siamo concentrati sull’uscita del nuovo disco e ai prossimi eventi live, non pensiamo ad altro.

Cosa significa per te suonare in una metal band? E’ una valvola di sfogo per mettere da parte le problematiche della vita quotidianità, oppure un semplice hobby/passione, come ce ne sono tante?E visto che ci siamo, che cosa vi spinge dopo tutto questo tempo a rimettervi in discussione ancora una volta?
Principalmente è la passione per la musica e il metal in particolare. Ho suonato anche altri generi come il rock per più di 10 anni, che poi è il periodo in cui i Great master son stati fermi, ma alla fine son voulto tornare al metal perchè è questo il genere che mi da maggiori soddisfazioni. Suonare in una band per hobby/passione non è facile, perchè prima di questo ci sono molti altri impegni che la vita quotidiana ti sbatte in faccia. Oltre ad affrontare tutto questo, devi trovare il tempo per la musica sacrificando altre cose importanti, a volte anche la famiglia, quindi il potersi esprimere diventa sempre piu difficile, ma lo fai perchè ti serve. Ti serve la sua energia. Senza musica sarei morto. Il difficile nel tenere in piedi una band underground è proprio questo perchè difficilmente tutti riescono ad affrontare le cose nel migliore dei modi, a qualcosa bisogna rinunciare. Quando non si hanno più vent’anni e l’età avanza diventa tutto piu difficile e se la passione non è tale da darti la forza di continuare, semplicemente molli. Se invece la musica è tutto, stringi i denti fino all’ultimo istante.

Prima di concludere l’intervista volevo chiederti una delucidazione sull’opportunità che mi dicevi di registrare un disco con una sorta di all star band, c’è veramente qualcosa di concreto o sono solo chiacchiere?
L’idea c’è ma è un qualcosa che va oltre ai Great master, con un genere completamente diverso perchè si andrebbe in campo puramente epic metal, quindi un ritorno al passato. Il tutto è ancora in fase embrionale. Per il momento c’è stato solo un passa parola tra tanti amici per sentire chi sarebbe interessato a partecipare a questa cosa. Vedremo se nei prossimi mesi potremo metter giù qualcosa di concreto.

Quali saranno le mosse principali della band da qui a qualche mese? Pensi che riuscirete a suonare dal vivo quest’estate? Oppure darete manforte alla promozione del disco cercando di raggiungere un deal con una label realmente interessata a voi?
In questo momento, ci stiamo concentrando solo sull’aspetto live. Non credo suoneremo quest’estate, perchè siamo acnora un po indietro coi lavori in sala prove. Cominceremo da settembre sicuramente. Puntiamo a fare qualche mini tour all’estero perchè penso sia arrivato il momento che la band si faccia conoscere a un pubblico maggiore e cosi finalmente, potremo accontentare molti dei nostri fan che ci hanno scritto piu volte di andare oltre confine.

Ok Jan siamo alla fine, per cui…
Per cui grazie Beppe per questa intervista chilometrica, è sempre un piacere scambiare due chiacchiere con te! Grazie anche a Secret of Steel! Invito tutte le persone che ci seguono e che vorranno seguirci da ora a scriverci i loro pareri, i loro pensieri riguardo il nuovo album attraverso la nostra pagina facebook. Vi aspettiamo tutti nei prossimi live!
Jahn