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Fake Healer

Passione, e sola passione, ecco l’elemento primario che scaturisce dall’ascolto del debutto discografico dei Fake Healer, formazione gigliata attorno alla quale si riusniscono musicisti di provata esperienza musicale/artistica, con un passato speso fra le fila di band come Frozen Tears, Dust Devil e Juglans Regia, i quali si riresentano ai nastri di partenza grazie ad un album, ancora una volta prodotto e distribuito in proprio che, questa è la nostra speranza, potrebbe servire ai cinque da ipotetico apripista per un deal uffciale che, a questo punto, sembra davvero alla loro portata.
Classic metal old style, e di tipica estrazione americana, ecco cosa ci propongono i nostri su “Two Worlds”, un lavoro imperniato attorno ad un versante compositivo che punta gran parte del proprio giocoforza sulla qualità intrinseca di un’arroventata componente musicale messa in campo da un manipolo di die hard fans che, con determinazione e spregiudicatezza, riesce a tracciare un ipotetico filo d’Arianna che cinge in un’unica mandata, aggressività e spregiudicatezza da una parte, ed aperture più melodiche dall’altra, per un risultato finale ad alta concentrazione metallica.

Intervista raccolta da: Beppe “HM” Diana (beppe@secretofsteel.net)

Ciao Leo e grazie del tempo che ci stai volendo dedicare, partiamo subito dalla prima domanda, come e quando avete deciso nuovamente di uscire allo scoperto con un nuovo progetto musicale che è poi confluito nell’album di debutto?
Ciao Beppe, diciamo che in realtà io e Massi non ci siamo mai fermati. Una volta chiusa la pagina con i Frozen Tears abbiamo messo su i Dust Devil e dopo che anche questa parentesi si è chiusa abbiamo continuato la nostra avventura con i Fake Healer. C’ è una specie di continuità tra le varie band nonostante i cambi di nome perché alla fine ci siamo ritrovati come un gruppo di amici conoscendoci da diversi anni. L’unico “nuovo” è Filippo, il batterista, con cui non avevamo suonato in passato ma che conoscevamo perché attivo da anni con band locali con cui abbiamo più volte diviso il palco. Tutto è nato con molta naturalezza.

Nella mia recensione ho citato il maestro Troisi ed il suo “Ricomincio da tre”, anche perchè, proprio come il protagonista di quel film, artisticamente parlando, il nucleo della vostra band “una o due cose buone” le ha fatte e non intende buttarle via, dico bene?
No no siamo contenti di quello che abbiamo fatto in passato con i Frozen Tears e non rinneghiamo niente. Sono stati anni ricchi di belle esperienze che non dimenticheremo mai. Avevamo però l’esigenza di rimetterci in gioco e di avere nuovi stimoli, cosa che avevamo perso nell’ultimo periodo dei Frozen. L’idea del nuovo nome deriva da questo, dal fatto che volevamo chiudere una parentesi e aprirne un’altra senza doversi necessariamente sentirsi legati al passato.

A tal uopo, che cosa avete portato nei Fake Healer delle vostre precedenti esperienze musicali ed artistiche?
L’esperienza passata ci è risultata utile sotto diversi punti di vista. In primo luogo in studio sapevamo già che tipo di suono volevamo e come approcciarsi alla lavorazione. Volevamo provare l’autoproduzione senza supporto di case discografiche e anche qui l’esperienza ci ha aiutato a muoverci più liberamente.  In più anche a livello di composizione dei brani tutti hanno messo la loro esperienza e credo che il risultato risulti più eterogeneo di quanto non avvenisse in passato. Il disco è nato fluido e con grande entusiasmo.

Parliamo appunto del vostro disco di debutto che, nonostante sia una produzione privata, presenta alcuni punti focali non di poco conto come produzione, registrazione, ma soprattutto un lotto di composizioni che definire deleterie mi sembra quasi eufemismo…
Sono felice che il lavoro ti sia piaciuto. In fase di produzione volevamo assolutamente evitare di avere un suono  troppo compresso e “moderno” come in passato avevamo fatto con i Frozen e direi che nel bene o nel male ci siamo riusciti. Abbiamo curato molto anche il booklet avvalendoci di persone capaci come Markus Vesper e Massimo Biliotti che hanno seguito il processo grafico. Siamo rimasti piacevolmente colpiti anche noi dal risultato finale e dalle critiche positive ricevute.

Max che cosa ne pensi dell’immane kollasso che da qualche anno a questa parte ha colpito il mercato discografico a livello mondiale? e se non Ë troppo, che idea ti sei fatto di un potente mezzo di comunicazione come internet e del libero uso che si fa del download completo di interi dischi?
Onestamente non ho una idea precisa. Ti posso dire che personalmente ascolto la musica in CD, oppure vecchie cassette o vinili, e non uso quasi per niente internet. Ascolto qualche pezzo su youtube mentre faccio altro, ma mi fermo lì. Ci fosse stato internet nel 1989 probabilmente avrei scaricato l’impossibile, anzichè leggere gli articoli e le recensioni su HM/Metal Shock/Flash/Metal Hammer per poi comprare un album o due al mese, quando andava bene.
Non uso Spotify o altro, diciamo che non ci sono abituato e mi va bene così. Per me la musica è sempre stata una sorta di rito, mettere il disco ascoltarlo attentamente in cuffia o anche mentre si fa altro, in macchina ad esempio.
Del mercato discografico odierno non saprei che dire, penso che in primis ci abbiano rimesso i musicisti, magari non i grandi nomi ma quelli “medi”, ecco forse a loro non è andata bene….
Internet ha portato sicuramente dei vantaggi, puoi ascotarti tutto e subito. Però questo ha fatto perdere un po’ di mistero, di curiosità. Penso che youtube e similia abbiano fatto diminuire l’interesse per i concerti, ad esempio.
Hai mai acquistato un disco per la copertina o per il nome? Fino a qualche anno fa era una cosa quasi normale, oggi per qualcuno è una cosa folle azzardare l’acquisto senza prima averne assaggiato il contenuto. Penso sia una questione di cultura, di formazione.
Comunque, ripeto, non mi son fatto un’idea precisa….. ho l’abitudine di ascoltare la musica da supporto fisico e sto continuando a farlo. Magari domani cambierò abitudine, chissà…

A parte i concerti e i vostri canali ufficiali, dove è possibile trovare/acquistare una copia del vostro album? Qual’èstata fino a questo momento il feedback che avete ttenuto? Puoi dirci quante copie avete venduto, e quante ne avete distribuito a livello “manageriale”?
Il CD si può acquistare da noi (direttamente dal sito www.fakehealer.com) oppure da chi ne ha avuta qualche copia in distribuzione (scambi con gruppi, piccole distro ecc). Ne abbiamo stampate 500 copie e ne sono rimaste poco più di 100 ad oggi. Diverse le abbiamo inviate a qualche giornale, radio, webzine ecc. Come vendite dirette siamo vicini alle 200 copie.

Leo, nonostante i continui paragoni illustri citati nelle recensioni che stanno accompagnando la vostra nuova uscita discografica, mi è parso di intravvedere molta più carattere di quanto non possa sembrare ad un primo semplice acchito, credi che nel 2015 si possa ancora essere personali, pur mantenendo  un certo legame con le proprie radici formative?
I punti di riferimento sono effettivamente quelli citati ed in generale si tende sempre, quando si recensisce una band sconosciuta, a cercare paragoni con i grandi gruppi che hanno fatto la storia del genere. Noi abbiamo cercato nel nostro piccolo di aggiungere un  di personalità ai brani evitando di scopiazzare e cercando di arrangiare a modo nostro le canzoni. Io credo che ci siamo riusciti e cercheremo di accentuare ancora maggiormente questo aspetto sui brani futuri. Certo è chiaro che non cerchiamo innovazione nei nostri brani ma questo ai giorni d’oggi credo che ormai non lo faccia veramente nessuno. Tutti attingono dal passato, quello che mi da noia è quando sento band che plagiano i loro idoli. In quel caso il revival è troppo marcato e non mi convince. Spero che i nostri brani non diano questa sensazione.

Quali sono le aspettative che avete nei confronti dell’uscita di questo ennesimo parto discografico? All’interno di una scena musicali così asettica come quella nostrana, com’è stato accolto il vostro nuovo disco?
Ti dico la verità. Abbiamo realizzato il cd principalmente per soddisfazione personale, perché i pezzi ci piacevano e perché siamo appassionati del genere,  non avevamo chissà quali aspettative. Tutto è andato ben oltre le attese. Ottime recensioni e attestati di stima da parte degli appassionati del genere, siamo davvero contenti. Più di questo è difficile ottenerlo con la scena attuale visto che non siamo intenzionati a fare moltissime date live per esigenze personali e che in generale manca un po’ di sano patriottismo nei confronti del prodotto italiano.  Si tende spesso ad ascoltare le band degli amici o degli amici degli amici e i veri appassionati sono sempre meno. Chi continua a fare musica ai nostri livelli lo fa sicuramente per passione non certo per la gloria.

Max la scena underground fiorentina, ma anche quella italiana, dell’ultimo periodo è radicalmente cambiata da quando la band muoveva i suoi primi passi nei primi anni del nuovo secolo, molti dicono in meglio altri preferiscono tralasciare, però è innegabile non ammettere che, a livello puramente qualitativo, il livello si è nettamente alzato, anche se, di contro, le infrastrutture sono pur sempre latenti e carenti, dico bene?
Oggi è molto più semplice iniziare a suonare e a proporsi in giro, grazie all’uso dei PC per registrare/suonare, a internet per i contatti e al grande numero di piccoli locali che dedicano spazio al genere. Ricordo benissmo che tanti anni fa andai a vedere una serata eliminatoria di Emergenza Rock perchè nel pomeriggio alla stazione di Firenze vidi un volantino che pubblicizzava la presenza dei Tombstone (era da poco uscito il demo tape”Nagual”), che suonarono poi assieme ad altre band di tutt’altri generi. Era il 1994, mi pare, non è che ci fossero due concerti metal alla settimana in zona, come succede spesso oggi.
Mi sembra che sono un po’ sparite le case discografiche, o meglio il loro ruolo è cambiato, sono spesso diventate una sorta di promoter; d’altronde i Cd non si vendono più, bisogna prenderne atto.
Di certo oggi è molto più facile suonare dal vivo, ci sono molti più locali anche se spesso le serate sono vuote. Meglio o peggio? Boh, ti dovrei dire meglio prima ma sicuramente sarei influenzato dal fatto che ero più giovane. Diciamo che è andata così e va bene così.

Che genere di emozioni si provano a vedere il proprio cd accanto a quelli delle tue band preferite di sempre?
E’ una bella senzazione, ma onestamente la cosa più bella per me, da quando suono, è quando nasce un pezzo nuovo in sala prove, quando convice tutti, insomma… quando scatta la scintilla.

Leo, anni addietro qui a Torino avevamo un paio di negozi di dischi nei quali molti ragazzi dell’epoca si ritrovavano a sbavare sulle copertine dei dischi da acquistare con le paghette settimanali, e ad organizzare le trasferte per i concerti futuri, oggi tutto questo credo che sia mestamente cambiato con l’avvento della rete estesa, i negozi sono morti i dischi non si vendono, e nessuno va più ai concerti, a Firenze invece?
A Firenze succede la stessa cosa. I negozi sono sempre meno e ormai non è più come quando eravamo ragazzi che passavamo giornate ad ascoltare e scegliere dischi. Siamo nel periodo dell’ascolto mordi e fuggi in cui si ascolta 30 secondi di un brano su youtube o spotify e se ti piace alla prima bene altrimenti si passa al brano successivo. Se fatto con moderatezza non ci vedo niente di male, il problema sorge quando diventa lo standard di ascolto della musica secondo me perchè non si riesce ad assaporare il vero significato del cd. Lo so che sembro un pò un vecchio rincoglionito a dire così però ti faccio un esempio. Nel 1988 quando uscì Operation Mindcrime dei Queensryche al primo ascolto il vinile non mi entusiasmò. Visto però che avevo speso i soldi della mia paghetta settimanale l’ho ascoltato e riascoltato e ad ogni ascolto ho iniziato ad amarlo sempre più. Be adesso è uno dei miei lavori preferiti di sempre. Probabilmente lo avessi ascoltato ai giorni d’oggi su youtube non sarei mai riuscito ad apprezzarlo.

Da semplice fruitore fagocito quantità di dischi enormi passando dall’hard rock, al prog, al metal più pesante, ho piacevolmente notato che più il genere è estremo, più gli ascoltatori, ma anche i musicisti, seguono le proprie band con passione, perseveranza e costanza tu come la vedi?
Non ho mai fatto questa riflessione. Può darsi che tu abbia ragione. Io vedo in generale una situazione critica in Italia con grossa frammentazione. Chi ascolta hard rock non ascolta il thrash, chi ama il metal classico schifa il resto e così via.  A differenza degli anni 80 c’è una grossa quantità di proposte e di nuove uscite e si tende a settorializzare maggiormente gli ascolti. Magari però mi sbaglio.

Ok ragazzi, spero di non avervi assillato con le mie domande, ti lascio campo libero per i saluti finali….
Grazie mille per la recensione e per l’intervista e grazie a chi l’ha letta fino in fondo.
Ascoltate la musica che più vi piace.