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Bothers

I Bothers sono cresciuti, e non solo dal punto di vista anagrafico, anche perche’, negli ultimi mesi sono andati in contro ad un maturita’ artistica che li ha condotti ad intraprendere un percorso artistico sicuramente piu’ complesso di quanto non si possa pensare a primo acchito.
Una sapiente miscela di thrash, hardcore e metal estremo, ecco cosa sta’ alla base del loro come back “Naked Flash”, otto sagaci composizioni in grado veramente di proiettare i quattro verso i gradini piu’ alti della nostra personale play list.

Intervista raccolta da: Beppe Diana

Ciao ragazzi, dall’ultimo album in studio “No way out” sono passati tanti anni, i Bothers sono cresciuti, maturati a livello artistico, e si ripresentano ai nastri di partenza più sicuri, e forse un pizzico più convinti di cinque anni or sono, come è cambiato il mondo, discografico, ma non solo, attorno alla band in tutto questo tempo?
Karim: Eheh, il mondo discografico non è cambiato poi molto! Il nostro secondo album, “Naked Flesh”, è uscito come auto-prodotto, proprio come il primo. Ma del resto non ci preoccupiamo troppo della cosa, auto-prodursi ha i suoi vantaggi… Poi chissà, in futuro forse qualcuno sarà interessato al nostro ultimo lavoro, come è successo per “No Way Out” del resto.

Perfetto, “Naked Flesh” è un titolo che si presta a molti significati, uno dei quali potrebbe essere riconducibile al suono “in your face” del vostro nuovo parto discografico, avvalorato da una produzione volutamente minimale che sottolinea, dove possibile, la propensione live della band, voi come la vedete?
Karim: Beh, in un certo senso hai colto nel segno. “Naked Flesh” è il titolo della prima traccia dell’album ed ha un suo significato nel testo. Poi una sera con Leo stavamo parlando di quale sarebbe stato il titolo del disco e alla fine abbiamo pensato che esso rispecchiava il nostro approccio con la produzione e la registrazione dell’album e di conseguenza il sound che volevamo ottenere, che come tu stesso hai notato, è essenziale e senza particolari sovraincisioni.

Visto che siamo in argomento, come mai avete deciso di registrare le parti di chitarra e le voci nel vostro studio personale, ed il resto a Nereto? Questione di comodità/praticità, ergo di abbattere i costi sul “prodotto finale”, o anche per ottenere due diverse ottiche/punti di vista?
Karim: In realtà, abbiamo registrato la maggior parte del disco nello studio La Baia Dei Porci di Nereto perché lì avevamo a disposizione una sala da presa veramente grande e un sistema che ci ha permesso di suonare tutti insieme contemporaneamente nella stessa stanza, pur riprendendo il suono degli ampli separatamente. Perciò tutte le ritmiche, ovvero batteria, basso e chitarre, sono suonate con un approccio “live”.
Leo: Nel nostro studio, invece, abbiamo registrato voci e assoli in un secondo momento, sia perché alcune parti non erano del tutto arrangiate, sia ovviamente per motivi economici. “Eyes Of Memory” è l’unica traccia in cui le chitarre ritmiche sono state riregistrate nel nostro studio, perché non eravamo soddisfatti di come avevamo suonato io e Karim… AHAHAH!

Leo il tuo lavoro d’artwork esprime al meglio il senso inquietudine/dolore che pervade tutto il disco e che sfocia nelle metriche spigolose di ogni singolo brano, ce ne parleresti?
Leo: Mi fa piacere che hai colto il senso della copertina. Semplicemente ho cercato di estrapolare un’immagine da ogni brano dell’album, per poi comporre un’immagine unica che potesse rappresentare visivamente l’atmosfera e le sonorità del disco. Pedro: Per noi la copertina è importante tanto quanto il contenuto del disco, non ci piace considerarle come due cose separate, ma come la stessa cosa espressa su due piani differenti, uno visivo, l’altro uditivo. La copertina è il primo approccio che si ha con un disco!

Pensate che l’essenzialità che vi ha condotto a comporre i nuovi brani sia frutto di una semplice evoluzione, o dietro al songwriting ci sia molto di più?
Karim: Credo che l’essenzialità che si coglie nel disco riguardi principalmente la produzione. I brani sono stati concepiti per essere suonati live e tutto ciò che si ascolta sono due chitarre, basso, batteria e voce che suonano insieme, niente di più. Tuttavia per ottenere quello che avevamo in mente abbiamo lavorato molto in salaprove, cercando di ascoltare man mano cosa usciva fuori e migliorandolo. Con “No Way Out”, il nostro primo lavoro, ricordo che è stato tutto molto casuale, ci eravamo trovati a registrare, come molte altre band, senza un’idea precisa di come si facesse. Avevamo anche fatto alcune modifiche dei brani e varie sovraincisioni in post-produzione. Col tempo ci siamo resi conto che questo modo di fare non ci rispecchiava affatto.

La domanda potrebbe risuonare scontata e retorica, ma ve la pongo lo stesso, a parte la passione e l’amore incondizionato per la musica, che cosa vi spinge ad andare avanti in un periodo nel quale, anche i nomi grossi, fanno fatica a tirare avanti?
Karim: Nient’altro! Del resto non avrebbe senso suonare se non per il piacere di farlo e la soddisfazione nel comporre i propri pezzi.
Pedro: La domanda non è scontata se la si fa a sé stessi. Ci sono momenti di insoddisfazione e di perdita di entusiasmo a volte, ma è lì che all’improvviso, tramite una persona, una sensazione o il raggiungimento di un obiettivo, la risposta è chiara e ti ricordi perché lo stai facendo.

Personalmente mi reputo un maniaco della scena underground, un promotore del cd trading, però anche in questo caso, ho notato che molte band preferiscono far “marcire” il loro album in un antro ammuffito di qualche soffitta umida, piuttosto che farlo girare fra appassionati del genere, triste ma vero…
Leo: Penso che sia di vitale importanza per una band scambiare i propri lavori con altri gruppi con cui si è condiviso il palco o con piccole distro. A noi Bothers è capitato diverse volte di scambiare dischi e vinili, purtroppo non è sempre semplice trovare gente interessata. In generale il CD-trading credo sia il modo più genuino per diffondere la propria musica e conoscere anche altre realtà minori.

Tornando ai Bothers nel senso più stretto, cosa ci raccontate dei tour che avete fatto nei paesi dell’est del vecchio continente? Avete riscontrato un buon feedback o stretto alleanze con formazioni di quelle parti? Pensate sia un’esperienza che possa ripetersi anche in occasione dell’uscita/promozione del nuovo disco?
Federico: E’ stato una figata. Non ci aspettavamo un clima così amichevole e caloroso da parte di tutti, pubblico, gestori, band e gente che ci ha ospitato a casa propria anche all’ultimo momento. Soprattutto nelle ultime due date in Serbia abbiamo avuto modo di conoscere persone con le quali parlare delle diverse realtà da cui veniamo (musicali e non) e trascorrere serate divertenti (abbiamo 6 ore di filmati contenenti solo ed esclusivamente stronzate e sbronze insieme alle altre band e al pubblico ahaha). Per il resto sì, siamo rimasti in contatto con alcune band per eventuali tour futuri, mentre per quanto riguarda “Naked Flesh”, ci stavamo organizzando per partire in tour a Giugno di quest’anno ma per vari problemi non siamo riusciti. Speriamo di ripartire a breve.
Pedro: E’ stata sicuramente una delle esperienze più belle che abbia mai fatto, partire solo noi 4, e per 10 giorni o poco più pensare solo alla band, a dare il massimo e a divertirsi, non sapendo mai dove ti saresti trovato entro poche ore, conoscendo nuove persone e realtà. Un’esperienza stimolante sia a livello musicale che personale, uno di quei momenti dei quali parlavo prima che ti danno veramente tanta motivazione e voglia di continuare.
Karim: Anche la risposta del pubblico è stata positiva. In alcuni casi l’energia che restituivano era pazzesca, mi ricordo in particolare che a Subotica, in Serbia, la gente ha tirato su Federico facendogli fare stage diving per un minuto e mezzo… ed erano solo in dieci!