Home / Interviste / Blake’s Vengenace
blackies foto

Blake’s Vengenace

Sicuramente fra le realtà più interessanti partorite dall’underground tricolore dell’ultimo periodo, i meneghini Blake’s Vengeance uniscono, oltre ad un indubbio pragmatismo, un versante compositivo che abbina alla perfezione un’elevata tecnica, un gusto particolare per gli arrangiamenti, a stacchi atmosferici degni di formazioni sicuramente più rodate, elementi che scaturiscono con tenacia dall’ascolto del loro “7747 7447″ che, per essere un semplice demo, presenta parecchi punti salienti sui quali conviene soffermarsi. Al cantante e chitarrista Dave il compito di introdurci nel loro mondo.

Intervista raccolta da: Beppe “HM” Diana

Ciao Dave e grazie di cuore per il tempo che ci stai volendo dedicare, complimenti di cuore per il vostro demo di debutto, un ep che, nonostante la vostra giovane età, porta insito le stigmate di una maturità compositiva alquanto sviluppata, vorrai mica farci pensare che i Blake’s Vengenace sono veramente la prima esperienza musicale per tutti i membri della band?
Ciao Beppe, grazie a te per l’intervista, per l’interesse dimostrato e per i complimenti che apprezziamo di cuore! Partiamo dal principio: i Blake’s Vengeance non sono la prima esperienza musicale di nessuno dei componenti, ognuno di noi ha avuto piccole esperienze che però, non ci hanno portato ad emergere, eccezion fatta per il nuovo acquisto, Paulus, precedentemente chitarrista degli Endovein. Io ho suonato come chitarrista negli Star Crossed, band dall’indole power metal con radici thrash e contaminazioni provenienti da svariati generi, anche se, dopo la registrazione dell’album di debutto ci siamo sciolti a causa di problemi interni. Gli stessi Paolo e Vittorio, rispettivamente batteria e basso, hanno avuto diverse esperienze anche se non concretizzate.

Perfetto, anche in questa nuova esperienza comunque, dopo la registrazione delle quattro tracce, avete dovuto far fronte al cambio di line up, con l’innesto del già nominato Paulus, come ed in che occasione siete giunti a questa decisione? Pensi possano sorgere altri “problemi” visto che, da quanto ho potuto appurare con mano, siete due solisti che devono dividersi la “ribalta”?
Il cambio di line-up è stata la conseguenza di divergenze di carattere personale tra me ed il vecchio chitarrista, Simone Costanzo, non legate alla musica, ma a vicende esterne alla band, che però si sono logicamente riversate sui rapporti personali tra tutti i membri. L’abbandono è stata una sua scelta legittima e non forzata. Paulus lo abbiamo conosciuto quando siamo venuti a suonare a Torino per l’ultima esibizione con la precedente line-up.
Si è proposto personalmente e, dopo poche prove, abbiamo trovato la giusta alchimia. Personalmente credo che esser entrambi due chitarristi solisti sia un punto di forza ed uno stimolo continuo a migliorarci tecnicamente e compositivamente.

Visto che siamo in argomento, quali pensi sia stato il suo impatto all’interno della band, dato che, anche sul versante live, avete avuto il primo bagno di folla con delle date di supporto ad alcune delle formazioni underground più valide del circuito underground come Panikk ed Eruption, cosa puoi raccontarci di quest’esperienza? Pensi possa ripetersi in futuro magari con altre band?
Sicuramente Paulus ha avuto un grande impatto in quanto a carica e positività all’interno della band, soprattutto dopo uno stop di quasi 5 mesi. Inutile dire che sulle sei corde se la cava alla grande.
Suonare con Panikk ed Eruption è stata una bellissima esperienza.
Sono tutti ottimi musicisti nonché delle splendide persone, ci siamo divertiti parecchio in loro compagnia. Speriamo che tutto questo si ripeta, con grande probabilità andremo a trovarli in Slovenia.

Techno/thrash ma anche dosi abbondanti di soluzioni classic metal, il suono che siete riusciti a cucirvi addosso è quanto di più impegnativo, ma musicalmente, stimolante si possa richiedere, penso che, anche a livello di arrangiamenti, abbiate svolto un lavoro immane, è stato veramente così?
Il lavoro di composizione è stato logicamente impegnativo, ma graduale nell’arco temporale.
Il progetto è nato dalle canzoni che ho composto lungo gli anni, dalle esperienze vissute, e dal senso di critica nei confronti del mondo che mi circonda, caratteristiche dalle quali nascono il sound attuale e le idee per le lyrics.
Ho suonato con diversi musicisti, tra i quali posso citare Max Rodrigues degli Agitator alla batteria e Stefano Oliva degli Abduction al basso, cambiato line-up un gran numero di volte, faticato per trovare un cantante adatto al progetto, per poi giungere alla decisione di interpretare personalmente le mie composizioni “imparando a cantare” (tra ampie virgolette, poiché ci tengo a precisare che nasco come chitarrista) e ri-arrangiando lyrics e musca.
Il tutto si è concretizzato verso gli ultimi mesi del 2013 dopo aver trovato Simone Costanzo (aka Sam Costa) ex chitarrista dei Nausea Forces, conosciuto ad un loro concerto, seguito da Paolo Zippo Carrescia ed in fine Vittorio Guida, che si sono dimostrati interessati ai brani.

Da quanto ho potuto appurare leggendo i credits all’interno del booklet che accompagna il demo, tu stesso sei anche il responsabile dell’aspetto produttivo delle quattro tracce, hai deciso di curare questo versante facendo come si dice in questi casi “di necessità virtù”, senza farti condizionare da menti esterne alla band, oppure pensi che, essendo il principale songwriter, sai perfettamente come deve suonare un brano dei Blake’s Vengeance?
Tutto è nato dalla necessità di registrare relativamente in fretta a livello di tempistiche, ma con calma e tranquillità tra le mura domestiche, essendo a conti fatti un demo, anche se, tutto questo ci ha permesso di sperimentare diverse soluzioni musicali.

Perdona la mia ignoranza, ma schegge scolastiche impazzite mi hanno portato a pensare che il titolo enigmatico del vostro demo sia correlato con la scomposizione in fattori dei numeri, che cosa c’è di vero in tutto questo? C’è qualche astuto matematico che si cela dietro ognuno di voi?
Il titolo non è legato alla scomposizione, bensì alla composizione, in fatto di numeri, e più precisamente a livello di metriche e tempistiche musicali.

Parlando a livello concreto, quali sono le aspettative che avete posto su “7747 7744”? Pensi che la professionalità che avete sciorinato nel confezionare un semplice demo, possa servire in qualche modo a farvi emergere dalla calca che si è formata all’interno della scena musicale tricolore?
Abbiamo semplicemente cercato di esser noi stessi, realizzando quel che era nelle nostre possibilità e cercando di non farci influenzare stilisticamente dalla scena che ci circonda, nella speranza, ovviamente, di esser apprezzati. Credo che le vere aspettative verranno poste sul full lenght, che dovrà essere un prodotto migliore

Appunto, visto che state lavorando al disco di debutto, pensi che il suono dell’album possa in qualche modo ripercorrere il sentiero sonoro tracciato dal demo, oppure dobbiamo aspettarci qualche sostanzioso stravolgimento?
Il full ripercorrerà sicuramente il sentiero del Demo.
Posso solo dire che le canzoni presentate nel Demo sono tra le più “tranquille” sul totale delle composizioni del futuro full.

Infatti quelli che avete presentato dal vivo sembrano molto più “intricati”, un perfetto ibrido di potenza, melodia e stacchi atmosferici, puoi spiegare ai nostri lettori come ed in che maniera riuscite tenere alta l’attenzione del pubblico quando siete on stage?
Credo che l’attenzione del pubblico sia direttamente proporzionale alla passione che viene messa nel suonare e proporre la propria musica, mi sembra ovvio.
Per il resto ci preoccupiamo solo di essere noi stessi, divertirci ed interpretare le canzoni nel modo più comunicativo possibile, ma il fulcro di tutto risiede nella composizione dei brani stessi.

Anche perchè, una delle caratteristiche della band è proprio il tuo tipico timbro molto teatrale, l’espressività che riesci a dare ad ogni singolo brano proprio come se lo “vivessi” in prima persona, puoi parlarcene?
Come ogni cantante\compositore sono molto legato alle tematiche da noi trattate.
Ritengo che “teatrale” ed “espressivo” siano grandi complimenti, per i quali ti ringrazio, e trovo siano caratteristiche fondamentali e necessarie a comunicare con il pubblico.

Prima della fine, puoi ricordare ai nostri lettori quali saranno le principali mosse della band da qui al nuovo anno solare?
Attualmente siamo in piena fase organizzativa, sotto tutti gli aspetti che concernono la vita di una band.

Ok Dave, siamo alla fine, ti lascio campo libero….
Credo di non aver altro da dire, se non ringraziarti ancora per l’intervista!
Ti saluto da parte mia e degli altri membri della band!