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Space Mirrors

Messaggi dalle stelle: a colloquio con gli Space Mirrors
a cura di Davide Arecco

 

Gli Space Mirrors sono considerati una colonna portante del cosiddetto space metal. Il loro ultimo album, Stella Polaris, è in effetti un vero gioiello del genere. Ne abbiamo parlato con la tastierista e fondatrice del gruppo, la gentilissima Alisa Coral, approfondendo temi di non poco rilievo.

Alisa, la storia musicale degli Space Mirrors ha visto un passaggio dall’ambient elettronico allo space metal occulto. Vuoi raccontarci qualcosa in più a proposito di questo percorso artistico? 

Davvero una buona domanda. Per me si è trattato di un processo naturale. Amavo l’ambient elettronico, ma anche il metal. Stavo suonando power metal prima di formare gli Space Mirrors. Così, alcuni recensori hanno colto correttamente elementi power, qua è là, nella moderna musica degli Space Mirrors. Il mio primo strumento è stato il basso. Quando ho iniziato a suonare il synth volevo registrare ambient cosmico e space rock. Ad ogni modo, anche il primo disco degli Space Mirrors conteneva alcuni riff di chitarra heavy. Il nostro secondo album, Memories of the Future, è stato poi definito il disco di space rock più duro di sempre. Dopodiché, ho cominciato a pensare allo space metal che suoniamo oggi. Una combinazione di space rock, metal anni Ottanta e hard rock. Questa progressione di stili musicali che eseguiamo ha comportato numerosi cambi di line-up. Con l’aiuto del cantante Martyr Lucifer, che è attualmente il membro di più lunga data degli Space Mirrors, dal 2007, ho trovato la nostra parte italiana del collettivo, per esempio il nostro batterista Claudio Tirincanti. Lui ha suonato con Blaze Bayley e Ripper Owens. Quando l’ho ascoltato suonare, ho capito che volevo lui nel gruppo. Inoltre, attraverso i miei contatti americani, ho trovato il nuovo bassista Gabriel Monticello e il chitarrista Sparky Simmons. Adesso Sparky si è offerto e proprio nel momento in cui ero alla ricerca di un chitarrista permanente. Ho ascoltato la sua band, gli Acid FM, mentre lui ha apprezzato la musica degli Space Mirrors e così siamo qui. Gabriel è il bassista degli Spaceseed, il gruppo con cui sono in relazione da più tempo. Pertanto, la seconda delle tre parti della nostra trilogia lovecraftiana è stata suonata da questa formazione. Inoltre, Nik Turner è il nostro ospite d’onore dall’album Mj-12 sino ad ora. Il suo sassofono e il suo flauto sono qualcosa di davvero speciale ed importante nell’economia del nostro sound.

Le tue tastiere, in particolare l’uso che tu fai dei sintetizzatori, può dimostrare tutte le possibilità del suono imperniato appunto sulle tastiere, in certe occasioni più progressive e collegato alla classica tradizione sinfonica, in altre invece più elettronico e tecnologico.

Gli Space Mirrors non sono un gruppo ad una sola dimensione. Sono multi-dimensionali. Non sono Ying o Yang. Sono entrambe le cose ed altro ancora. Questo perché tutti noi ascoltiamo un’ampia varietà di forme musicali. Come tu ben sai, lo space rock stesso può essere molto elettronico ed anche assai sinfonico. Pensiamo ad album degli Hawkwind, come It is the business of the future to be dangerous ed Hall of the Mountain Grill. Aggiungiamo a questo diversi tipi di metal, così come l’elettronica estrema dei Kovenant di Animatronic ed il sinfonismo dei Virgin Steel di Invictus. Io ascolto tutto questo. Quindi ritengo che qualcosa di tutti questi ascolti si rifletta nella musica che creo. Ed ora non sono fra l’altro più soltanto io ad essere coinvolta nella fase di scrittura musicale, ma tutti i componenti del gruppo. Ognuno con le proprie influenze e con la propria identità. Così quando incido le mie parti di tastiera utilizzo differenti tipi di stili che ho ascoltato, per ogni singola canzone.

SM CHIII group

Gli Space Mirrors sono, a tutti gli effetti, fantascienza in musica. Per arrivare a ciò, preferisci suoni analogici oppure digitali?

Dipende dagli effetti che intendo creare. Le nuove tecnologie permettono di giungere a risultati assai interessanti. Amo i vecchi suoni analogici, ma bisogna dire la verità: tutto ciò che è analogico può essere digitalizzato al giorno d’oggi. Gli algoritmi sono scritti ed i programmi fatti. Non si può tornare indietro. I sintetizzatori digitali possono emulare facilmente suoni analogici e non ci sono i problemi a cui andavano incontro i vecchi synth analogici. Amo tutto un campionario di tastiere, diverse tra di loro, vecchie e nuove. La mia tastiera preferita è ora la KingKorg, la regina dei synth che rimodellano I suoni analogici. Ne ho usata tantissima nel nostro ultimo disco, Stella Polaris. E’ grandiosa per creare suoni e possiede inoltre un circuito di tubi-guida davvero carino, che consente di aggiungere un feeling più analogico. Così, abbiamo a disposizione una grande combinazione di analogico e digitale, di antico e di moderno. Ed è questo che va detto circa gli Space Mirrors: cerchiamo di prendere il meglio da ciò che è antico e retrò, per portarlo nel futuro, in una forma nuova e appunto moderna.

Il nuovo Cosmic Horror è il terzo capitolo di una trilogia dedicata al mondo ed agli scritti del grande Howard Phillips Lovecraft. Come sono nati questo amore e questa passione per il maestro di Providence e la sua mitologia aliena?

E’ stato grazie al Dottor Blackfyre che mi sono procurata i libri di Lovecraft. Fu anni fa. Lo stesso Dottor Blackfyre ha scritto i testi per tre brani di Stella Polaris. Inoltre, ha contribuito a scrivere la musica di Celephais. Mi ha spinto lui a comporre la terza parte di questa trilogia, poiché all’inizio non l’avevo in programma. Pensavo a due capitoli soltanto, ma lui ha insistito affinché fossero tre. Martyr era della stessa idea e alla fine ho accettato. Tuttavia, ho chiesto ad ogni membro della band di contribuire al processo di scrittura dell’album. Ed il nostro grafico, Kevin Sommers, ha composto pure lui le ririche per due canzoni. La sua arte è di grande ispirazione per me ed i suoi testi davvero profondi. Pertanto, Stella Polaris è il frutto di un tributo collettivo a Lovecraft.

In passato e ora, hai lavorato con membri degli Hawkwind come Nik Turner e con gli space-blacksters inglesi Meads of Asphodel. Che cos’è per te lo space rock?

Ho lavorato anche con Alan Davey, che è stato sia negli Hawkwind sia nei Meads of Asphodel e che adesso realizza nuovi interessanti album fantascientifici, ai quali ho potuto anche collaborare. Credo che il suo stile abbia veramente influenzato il mio approccio compositivo, tanto nei giorni ambient quanto in quelli rock. Credo di appartenere alla medesima filosofia musicale. Lo stesso vale per Nik Turner. Lui non ha mai paura di provare qualcosa di nuovo nelle sue avventure musicali e fornisce l’opportunità di esplorare vari orizzonti musicali, ma a mio parere potrebbe abbinare una salutare dose di suoni cosmico-sintetici ad una base rock. Vi è tutta una serie di gruppi che, oggi, si definiscono space rock. Tuttavia, attualmente suonano temi di psichedelia pinkfloydiana. Non vi è nulla di sbagliato in ciò. Ma non è la mia idea di rock spaziale. Ho sempre amato la versione hawkwindiana dello space rock. Proprio quella. Ed amo altresì gli Hawkwind degli anni Ottanta, che non hanno avuto paura di avvicinarsi al metal. Recentemente, ha raccontato che gli Space Mirrors non suonano space rock o space metal, ma una sorta di heavy metal screziato di pop, per nulla spaziale. Bene, se abbiamo suonato questo tipo di musica, vuole dire che vorremmo con tutta probabilità essere davvero famosi, da adesso in poi [ride]. Mi immagino le persone che non sanno nulla di space rock come genere ed osservare che magari lavorano per la grande casa discografica che produce dischi di rock spaziale. Questo dimostra le misere condizioni in cui versa la moderna industria musicale.

La vostra musica è oscura e fredda, come le stelle e l’universo di Lovecraft, ma anche ricca di ricerca melodica…

Ma le tenebre, il gelo e la melodia possono andare insieme, mano nella mano. Perché no, in fondo? Sì, è stato detto che la mia musica è fredda. Personalmente non lo avverto, ma è probabile che la cosa sia da ascrivere al mio carattere. Così non mi ci riconosco. Forse questo è perché ero attratta dai Miti di Cthulhu. Loro sono parte della stessa freddezza dell’universo. Non penso che la musica ispirata da Lovecraft debba essere necessariamente brutale o estrema. I racconti di Lovecraft sono molto più fini e delicati. Pertanto può esservi anche una dolce melodia. Come può essere brutale la storia raccontata in White Ship? O nella Chiave d’argento? Alcuni racconti sono pieni di sofferenza, alcuni altri sono epici ed altri ancora risultano freddi, come le stelle. Penso a Alla ricerca dello sconosciuto Kadatah, a Celephais… Ritengo, anno dopo anno, di avere scritto composizioni molto più melodiche. Come tu hai detto, ricercando sempre un versante melodico. Ottima descrizione.

Quali saranno i tuoi progetti futuri?

Proprio ora penso che potrebbe arrivare l’album degli Space Mirrors più estremo da sempre. Ma non sai mai… Posso dire che sarà strettamente cencettuale. Le canzoni saranno ispirate da diversi aspetti della… vita, del cosmo, dei libri. Credo che linee vocali estreme potrebbero tornare ad appartenere a Martyr. Mi auguro che tutti i componenti del gruppo contribuiranno ed avremo di nuovo una grande combinazione di canzoni. Ho composto, pronte, una coppia di demo e vari riff di chitarra, Qualche titolo di canzone potrebbe essere: Empire of Evil, White Prophet, Fallen Angels, The Futurological Congress, Soul Hunting, Siddhartha. Puoi provare ad immaginare da dove provenga l’ispirazione. Tuttavia, no: Siddhartha non è basata sul romanzo di Hermann Hesse. Come vedi, ho moltissime idee, ma non so ancora quando esattamente inizieremo a registrare.