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Doomocracy – The end is written

Hanno bruciato letteralmente le tappe arrivando al disco d’esordio dopo un periodo speso per lo più ad oliare i meccanismi di un versante compositivo che, carte alla mano, non concede passi falsi o cadute di tono, anche perchè, nonostante viva sui chiaroscuri di un genere iconoclasta come il doom metal, “The end is written”, album di debutto dei cretesi Doomocracy, è un lavoro che si lascia apprezzare, trasportando l’ascoltatore in una nuova dimensione spazio/temporale, e lo guida per mano all’interno di un vortice cremisi di immane potenza deflagrante.
Otto brani che catturano a pieno titolo l’essenzialità delle influenze musicali di chiara matrice epico/suggestiva, che si dividono fra pura ed incommensurabile attitudine heavy, ed un certo retaggio più melodico e sontuoso, soprattutto per quel che concerne la passione per certe atmosfere decadenti, e li riveste di suoni magmatici e lugubri, amplificando quell’alone di misticismo autoctono, grazie ad un approccio lirico intriso di pragmatismo, vicino ad una concezione legata ad uno sconfinato fatalismo cosmico, che gli conferisce quel retrogusto visionario, all’interno di un escursus sonoro che cinge in un unico abbraccio elementi che arrivano dalla scuola di Trouble, Candlemass, Solitude Aeternus e Veni Domine.
Ne scaturisce un quadro sonoro intriso di una sorta di “apatia” quasi crepuscolare pregno di vaghi riferimenti esoterici che trovano il proprio culmine fra le brume di composizioni esemplari come ad esempio la progressiva “Doormacht” che porta avanti un discorso sonoro posto a metà strada fra un guitar riffing di tipica impostazione doomish, e quelle armonizzazioni lisergiche di natura epic metal, la cadenzata e marziale “The end is written”, contraddistinta da un basso ipnotico e giri armonici che sanno di fughe siderali, o il capolavoro “Sadness and esitation” lenta, decadente e fatalista, imperniata ancora una volta attorno a lunghe fughe strumentali di chiara impostazione sinfonica.
Detto che la band è reduce da alcune fortunate date live in Germania di supporto al disco in questione, non ci rimane che ribadire ancora una volta la validità intrinseca del progetto Doomocracy, una band che trae linfa vitale dal passato, e si protrae verso un futuro, si spera, ricco di soddisfazioni personali, e non solo…
Beppe Diana (beppe@secretofsteel.net)
Voto:4.5 Stars (4,5 / 5)

Genere: Doom Metal
Anno di pubblicazione: 2014
Etichetta: Steel Gallery

Line up:
Michael Stavrakakis – vocals
Harry Dokos – guitars
Angelos Tzanis – guitars
Manolis Sx – bass
Minas Vasilakis – drums