Home / Interviste / Blue Dawn

Blue Dawn

Blue Dawn: nuovo disco e intervista

 

L’uscita del terzo lavoro dei liguri Blue Dawn è stata una delle più piacevoli e interessanti dell’estate 2017. Il gruppo ha dimostrato concretamente di essere molto cresciuto e maturato, nonché di avere raggiunto ormai una certa identità artistica. I dieci brani di Edge of Chaos (con in più la bonus track Unwanted Love) sono ricchi di gemme dalla musicalità insieme oscura e luminosa, impreziosite da voci femminili (splendido il canto di Monica Santo), tastiere e sintetizzatori (in The Presence figura come ospite il grande Freddy Delirio, dei Death SS). Molto bella anche la grafica futuristica. Ma ne parliamo con Enrico Lanciaprima, il bassista e cantante della band.

1) La vostra musica è sempre stata sospesa tra sonorità dark-doom e tradizione hard-prog di provenienza inglese. Questo vostro nuovo disco pare ora aggiungere atmosfere dark-wave. Sei d’accordo?

Sì, sono d’ accordo, siamo da sempre estimatori anche di bands del mondo dark wave britannico come Joy Division, Christian Death, Bauhaus, ecc. e in questo album si sente maggiormente, anche grazie al lavoro di composizione di Andrea Martino, il nostro nuovo chitarrista, che mi ha dato una grossa mano.

2) Ascoltandovi, possono venire in mente Black Sabbath, King Crimson e Joy Division… Vuoi raccontarci la lavorazione di questo nuovo capitolo dei Blue Dawn? E quale significato ha per voi e nel vostro cammino?

Creare un nuovo album per noi ha significato solo se è sinonimo di crescita artistica, in questo disco abbiamo aumentato le sperimentazioni, così come in definitiva hanno sempre fatto i maestri che citi; l’unione di Hard Rock e Art Rock è sempre stato il mio obiettivo fin dall’ inizio e i miei compagni mi supportano in questo.

3) Siamo vivendo un momento di grande ritorno delle sonorità più classiche, in ambito metal e non solo…

Sono cicli, è sempre bene ricordare la storia e le bands che hanno dato risalto al genere, ma sono più interessato a musicisti che cerchino di osare e intraprendere strade poco battute, come continuano a fare, ad esempio, Robert Fripp, Tom Warrior, i Tool…

4) Enrico, tu sei stato se non erro un testimone e un protagonista della scena heavy genovese degli anni Ottanta. Cosa e chi ricordi di quei giorni?

Sì, anche se ho iniziato a produrre musica negli anni ’90, gli ’80 li ricordo con piacere perché ero uno dei tanti ragazzi che popolavano la scena metal genovese, che era molto ricca di bands e appassionati, sebbene i tempi fossero molto più duri di adesso. Uscire con un album era estremamente difficile e anche semplicemente camminare per strada con chiodo e capelli lunghi poteva crearti dei problemi. Si cercava di organizzare più concerti possibile, ma anche questo non era facile, però c’era molto movimento, la scena era molto unita, oggi invece si è un po’ disgregata. I Necrodeath, che venivano dalla riviera, sono stati gli unici, fra le bands nate in quegli anni, ad incidere un album negli anni ’80, appunto, e a costruirsi una vera carriera. La nascita della Black Widow, agli albori degli anni ’90, è stata fondamentale per far emergere gruppi importanti come i Malombra, ad esempio. Altre bands dell’epoca che ricordo sono i Live, gli Hate, gli Snake, i miei God.zilla… pare che qualcuno di questi voglia ritornare sulla scena, ma non posso dirti altro.

5) La vostra top ten di dischi irrinunciabili?

Ti do la mia, che è comunque abbastanza rappresentativa dei nostri gusti in generale:

Sabbath bloody Sabbath – Black Sabbath

Phisical Graffity – Led Zeppelin

Alive – Kiss

Sad wings of destiny – Judas Priest

Red – King Crimson

Fair warning – Van Halen

Moving pictures – Rush

Who’s next – The Who

Into the pandemonium – Celtic Frost

No sleep ‘til hammersmith – Motorhead

6) Sabato 29 luglio 2017 sarete tra i protagonisti al Porto Metal Fest… In generale, quanto è importante potere suonare dal vivo per voi?

E’ importantissimo perché l’energia che sprigioni dal vivo è qualcosa di unico e dà un’altra dimensione a quello che vuoi trasmettere. Per l’occasione ci accompagnerà il chitarrista/tastierista del Segno del Comando, Davide Bruzzi: la formazione a cinque, dal vivo, è ormai irrinunciabile per poter rappresentare tutti i pezzi nuovi.

7) I vostri progetti futuri?

Continuare a crescere e a sperimentare con il nostro suono, dopo l’estate faremo altre date live e inizieremo a lavorare al nuovo materiale.

Intervista a cura di Davide Arecco